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mar 13 2008
AIDS: il virus inventato ? PDF Stampa E-mail
(3 voti)
giovedì 13 marzo 2008

E’ risaputo che le grandi epidemie sono oggi sostanzialmente scomparse, e le malattie infettive sono raramente la causa di morti. Ciò che non è conosciuto è che la maggior parte di queste malattie, come la tubercolosi e la polmonite, hanno cominciato a scemare già prima dell’introduzione di cure efficaci, e ciò perchè molto spesso queste malattie vengono combattute dal miglioramento delle generali condizioni di vita delle persone, igieniche e alimentari, cosa che si nota soprattutto nei paesi maggiormente sviluppati.
Infatti gli esseri umani convivono da sempre con batteri, alcuni dei quali sono addirittura indispensabili per l’uomo, come l’escherichia coli che, presente nell’intestino, aiuta la digestione. Alcune malattie, come la pellagra, che in passato erano credute causate da batteri, ora si sa che sono in realtà dovute a carenze alimentari.
Purtroppo esiste una diffusa tendenza a considerare un virus o un batterio come la causa di ogni malattia, e da qui la loro continua ricerca.
Secondo alcuni scienziati, questo errato modo di precedere è alla base della bufala del secolo, l’AIDS. Alcuni scienziati di fama mondiale sostengono che il retrovirus HIV non esista, in quanto non esiste alcun documento ufficiale che ne provi l’esistenza, ed inoltre, non esiste alcuna prova che esso, semmai esistente, causi l’AIDS.

Il virus HIV non è mai stato isolato né fotografato, e le recenti ricerche del Progetto Genoma hanno contestato anche il concetto di retrovirus medesimo. Questo spiegherebbe perché venti anni di cure non hanno ottenuto sostanzialmente alcun risultato.
Il dottor Robert GALLO nel 1984 annunciò in una conferenza stampa di aver scoperto il retrovirus HIV, e che esso era la probabile causa dell’AIDS, e lo stesso giorno brevettò il test dell’AIDS (per il quale riceve l’1% dei proventi, e grazie al quale si è arricchito). Gallo, però, non aveva mai pubblicato niente della sua ricerca, né aveva sottoposto le sue ricerche alla revisione di colleghi.
Quando in seguito le sue ricerche furono pubblicate si notarono dei problemi, e le sue ricerche furono in parte contestate. Le procedure di laboratorio che Gallo e i suoi collaboratori utilizzavano per provare l'isolamento vennero osservate soltanto nel 36% dei suoi pazienti di Aids, e soltanto l’88% era positivo al test ‘degli anticorpi HIV’. Inoltre, per assicurare che soltanto i pazienti in AIDS e non l'intero gruppo di controllo risultasse positivo al test degli anticorpi, egli aveva diluito il sangue 500 volte. A diluizioni minori troppi soggetti sani del gruppo di controllo risultavano positivi al test. Questi fatti dovrebbero essere sufficienti a gettare seri dubbi sulle affermazioni di Gallo che egli avrebbe scoperto un nuovo retrovirus come ‘probabile causa dell'AIDS’.

A tutt’oggi non esiste ancora alcuna foto del virus HIV, nonostante oltre 10.000 studi sull’argomento, ma l’opinione mondiale crede alla sua esistenza. Lo stesso Gallo, e il suo collega MONTAGNIER, non sono mai stati in grado di spiegare al premio nobel Kary MULLIS (inventore della Polymerase Chain Reaction), come l’HIV provochi l’AIDS.
Peter DUESBERG , membro della National Academy of Science, oltre che docente presso l’università di Berkeley in California, pioniere nella ricerca dei retrovirus e primo scienziato ad aver isolato il gene del cancro, è uno dei più prestigiosi dissidenti sulla ricerca riguardante l’AIDS, in particolare mettendo in dubbio che l’AIDS sia trasmesso per via sessuale. Dal 1987, quando pubblicò sulla rivista Cancer Research un articolo in cui contestava le ‘verità’ sull’HIV, ha subito un continuo attacco personale, tanto che il direttore del prestigioso Lancet lo ha definito come ‘lo scienziato vivente più diffamato in assoluto’. Tuttavia le sue idee non sono state ancora confutate, però si continua ad asserire che “...dovrebbe essergli impedito di parlare in televisione. Sì, una linea auspicabile sarebbe quella di impedire i confronti televisivi con Duesberg”.

Anche gli stessi test dell’Aids, l’Elisa e il Westernblot, non sono affatto attendibili, in quanto imprecisi e forieri di numerosi falsi positivi. Tanto che all’inizio si considerava positivo un individuo con una sola banda di positività, adesso se ne pretendono di più. In paesi diversi si richiedono configurazioni diverse per valutare la positività, in Australia servono 4 bande, in Africa basta 1 sola banda. Il sistema di valutazione varia addirittura da laboratorio a laboratorio di uno stesso stato e da un giorno all'altro si possono riscontrare risultati differenti. Un documentario della BBC andato in onda nel 1996 mostrò che un campione di sangue fornito da un volontario fu valutato tre volte positivo e due volte negativo nello spazio di un mese. Quindi non esistono nemmeno criteri standard per la valutazione della positività.
Esistono oltre 60 fattori estranei all’HIV che possono determinare un test positivo, poiché la falsa reattività è spesso associata ad un aumento delle immunoglobuline, cosa che si verifica in presenza di malaria, di varie infezioni, ma anche di una vaccinazione antinfluenzale o addirittura in caso di gravidanza. Ciò comporta che un paese come l’Africa, dove la popolazione è esposta ad una miriade di infezioni, avrà una reattività molto più alta ai test rispetto ad altri paesi, una falsa reattività ovviamente.
Lo stesso fatto che la maggior parte dei sieropositivi vive bene e a lungo da a pensare. Si è parlato di malati asintomatici, ma alcuni sostengono, invece, che i test per la sieropositività non hanno alcun valore.
Secondo Duesberg l’HIV si comporterebbe come uno qualsiasi dei numerosissimi innocui microbi presenti nell’organismo umano, ‘infettando’ solo una minima parte di cellule, in maniera tale da essere del tutto innocuo. Il fatto che tanti sieropositivi siano in salute dopo moltissimi anni sarebbe la prova che HIV non è letale.
Alcuni estimatori dell’HIV sostengono che il virus in questione ha un’incubazione molto lenta (all’inizio di parlava di 18 settimane, adesso si parla di 20 anni !), peccato che tutti i virus conosciuti hanno un’incubazione molto breve, di giorni o al massimo settimane.

Addirittura la corte di Dortmund, il 15 Gennaio 2001, ha emesso una sentenza di condanna ad 8 mesi, con sospensione della pena, in un procedimento per Genocidio contro le Autorità Sanitarie Federali Tedesche e contro il Parlamento della Repubblica Federale Tedesca. Le autorità sanitarie erano accusate di aver diffuso informazioni e foto false relative all’isolamento del virus HIV, e il Parlamento Tedesco era accusato di aver assecondato tali menzogne nonostante fosse a conoscenza dal 1994 del fatto che il virus HIV non è mai stato isolato, e che conseguentemente nessun test poteva essere approvato ed utilizzato per definire infette persone che, sane prima del test, sono poi morte dopo un trattamento con farmaci antiretrovirali. La tesi dell’accusa, e cioè che né Montagnier (1983) né Gallo (1984) avevano isolato alcun virus in connessione con l’AIDS e che il Bundestag era dal 1994 a conoscenza di tale fatto, è stata provata sulla base di un documento registrato negli archivi del German Bundestag stesso col numero DS 12/8591. Dopo la sentenza i ricorrenti hanno indirizzato una lettera nella quale descrivono le motivazioni e le conclusioni del procedimento legale a:
- ONU, Office of the High Commissioner for Human Rights, Mary Robinson
- Tutti i capi di Stato e tutti i capi di Governo
- Tutte le Organizzazioni Governative.

Il virus HIV in realtà non è un virus ma un retrovirus, cioè non contiene DNA ma RNA, un codice utilizzato dai processi cellulari per trasferire informazioni dal nucleo, dove risiede il DNA, ai ribosomi, dove si assemblano proteine. Di retrovirus ne sono stati individuati ed isolati circa 200, tutti assolutamente innocui, tutti tranne l’HIV che oltre ad essere assolutamente terribile è anche l’unico mai realmente isolato. Successive ricerche hanno confutato l’esistenza stessa dei retrovirus: le strutture biochimiche ed i processi enzimatici che avevano giustificato tale ‘scoperta’ sono risultati appartenere alla cellula e non al presunto ospite.
Continuando, si sa che i virus vengono combattuti dal sistema immunitario, e si sa che sono gli anticorpi ad identificare ed eliminare il virus, e si sa che solo gli anticorpi che hanno già ottenuto dei successi sul virus cominciano a duplicarsi incessantemente per costituire cellule specializzate sufficientemente numerose per affrontare ed eliminare il virus. Si sa quindi che la presenza di anticorpi attesta la vittoria del sistema immunitario ed il superamento della malattia. Questo è vero sempre, tranne che per l’HIV.
Si sa che all’infezione segue l’incubazione, durante la quale il virus si moltiplica rapidamente, fin quando la sua concentrazione porta al manifestarsi della malattia e all’attivazione del sistema immunitario: la prima battaglia è quella più difficile perché il nemico si presenta in forze avendo potuto, ancora sconosciuto, moltiplicarsi indisturbato. Dopo la prima sconfitta il virus può rimanere latente, guardato a vista, ed eventuali successivi scontri si risolvono rapidamente a favore del sistema immunitario: se c’è una battaglia che il virus può vincere questa è la prima, dopo difficilmente il virus riesce ad avere ragione del sistema immunitario che ha già trovato adeguate difese contro di esso. Questo è vero sempre, tranne che per l’HIV. Infatti il virus viene sconfitto immediatamente dal sistema immunitario senza neanche mostrare segni della propria presenza, diventa latente per un tempo che può essere biblico, e si risveglia poi con conseguenze nefaste senza che il sistema immunitario possa opporre la benché minima resistenza. Per spiegare questa sua particolare attitudine è stato definito un ‘lentovirus’.
Lo si è anche definito ‘elusivo’ e ‘mutante’ per spiegare la sua capacità di non farsi individuare dagli scienziati o eliminare dagli pseudo nucleotidi (AZT). Poi vista questa sua supposta capacità si è potuto suggerire di utilizzare l’azione combinata di più farmaci (il cocktail HAART) con vantaggi evidenti per le case farmaceutiche che invece di farsi concorrenza possono spartirsi una torta ancora più grande.
Si sa che l’evoluzione ha impiegato un miliardo di anni per far assumere agli organismi unicellulari la nostra meravigliosa complessità. E va da se che per un miliardo di anni il sistema immunitario si è sviluppato vincendo tutte assolutamente tutte le sue battaglie contro i virus, altrimenti non saremmo qui a parlarne. E non ha usato l’AZT. Poi è arrivato l’HIV e quello che è stato vero per un miliardo di anni improvvisamente non lo è più.

Il vaccino è una forma indebolita del virus di cui mantiene le sembianze ma non l’intraprendenza, è un virus depotenziato, una specie di identikit che si fornisce al sistema immunitario per consentirgli di selezionare e allertare i suoi anticorpi migliori, quelli capaci di combattere con successo quel virus. Se mai il virus si presenta il sistema immunitario è già pronto e può agire rapidamente evitando l’insorgere della malattia. Il male viene combattuto comunque dagli anticorpi, non dal vaccino che serve solo per predisporre gli anticorpi giusti. Secondo la tesi ufficiale, tutti i soggetti infettati dall’HIV sviluppano spontaneamente gli anticorpi entro 2-4 settimane dall’infezione, tant’è che il test rileva proprio la presenza di tali anticorpi. A cosa potrà mai servire un vaccino per l’HIV è uno dei più grandi misteri della storia dell’umanità. Se poi consideriamo che questo virus è mutante il mistero si infittisce: quale identikit verrà fornito al sistema immunitario? Se poi ci ricordiamo che il virus HIV non è mai stato isolato allora possiamo solo pensare al miracolo: l’identikit di una entità che nessuno ha mai visto.

Ma allora, se l’AIDS non è causata dall’HIV, che cosa è ?
In realtà l’AIDS, secondo i detrattori della teoria del retrovirus HIV, sarebbe solo un definizione che comprende un alto numero di malattie conosciute, che vengono definite AIDS se associate ad un test positivo. Se hai la tubercolosi ma il test è positivo, dicono che hai l’AIDS, se il test è negativo, allora hai solo la tubercolosi.
La stessa definizione di AIDS solleva dei dubbi. I Center of Disease Control americani, nel 1993 decisero che chi aveva un numero di linfociti inferiore a 200, anche se sano, veniva dichiarato malato di AIDS, raddoppiando così in una sola notte i casi di AIDS negli Stati Uniti. Ad ogni revisione della definizione aumentano i malati. Anche per la definizione vi è una differenza marcata tra gli Stati. Ad esempio in Africa generalmente non si richiede il test HIV (perché troppo costoso!), ma è sufficiente avere tre dei principali sintomi clinici, perdita di peso, febbre e tosse, più un sintomo minore, come un prurito, per essere dichiarati affetti dall’AIDS. Quindi se hai la malaria, oppure sei semplicemente vittima della malnutrizione, rischi di entrare comunque nelle statistiche dell’AIDS. Questo comincia a spiegare perché l’Africa è il paese più colpito da questa malattia.

Anche riguardo alla trasmissione dell’AIDS sono sorti molti dubbi. Innanzitutto per anni i pazienti malati di AIDS sono stati curati da medici ed infermieri non vaccinati, e nonostante ciò non si rilevano vittime di AIDS tra i medici. Poi la trasmissione sessuale è stata smentita da studi che stabiliscono una possibilità di trasmissione dell’AIDS per via sessuale pari allo 0,0009 per contatto sessuale. Cioè, solo dopo 3.330 rapporti sessuali (9 anni con un rapporto al giorno) si raggiunge il 95% di probabilità di infezione !
Infatti, l’AIDS rimane confinato a ben specifici gruppi di individui, i tossicodipendenti (32% in USA, il 60% in Italia), generalmente colpiti da infezioni multiple, omosessuali maschi (62% in USA, 42% in Europa), in quanto utilizzatori di sostanze afrodisiache e rilassanti per la muscolatura sfinterica, emofiliaci e politrasfusi (11% in USA e 3% in Europa).

Nonostante le catastrofiche cifre dei media, le previsioni sull’AIDS sono state ampiamente smentite, in quanto la sua diffusione é in continuo decremento. E’ vero altresì che c’è la diffusa usanza di presentare dati cumulativi, e non di anno in anno come regolarmente si dovrebbe fare, oltre che aumentare artificialmente i casi di AIDS, ampliando la categoria.
Anche le terrorizzanti cifre diffuse sulla diffusione dell’AIDS in Africa e nei paesi del Terzo Mondo non sono altro che stime, senza alcuna precisazione sui metodi per ottenere quei risultati. Questo modo di presentare i dati, è ovvio, deriva spesso dal desiderio di ottenere nuovi fondi per le ricerche. In realtà dal 1999 al 2004 i casi di AIDS in Africa erano solo 81.565, a fronte di 800 milioni di persone, di cui 10 milioni sono i morti annuali, ed almeno un milione per la sola malaria. Una volta in Africa si moriva per la malaria, e oggi si muore ancora per la malaria, solo che la chiamano AIDS !
La differenza è importante, se sei solo un morto di fame, nessuno si interessa di te, ma se sei un malato di AIDS, ci sono ben 750 organizzazioni internazionali che, a fronte di cospicui finanziamenti governativi, sono pronte a coprirti di cibo ed aiuti. Quindi, come suggerisce il microbiologo Harvey BIALY, sono stati gli ingenti fondi internazionali a spingere medici e politici a riclassificare come AIDS malattie già presenti da secoli nel continente nero.

Nel 2000 alcune multinazionali farmaceutiche proposero di usare farmaci per l’AIDS, come l’AZT, massicciamente su donne incinte e neonati, per la cura e la profilassi dell’infezione da HIV. Il presidente sudafricano MBEKI convocò una conferenza internazionale per un dibattito sugli effetti tossici dell’AZT e sulle alternative terapeutiche di trattamento all’AIDS. Nonostante alla conferenza partecipassero eminenti studiosi, iniziò un linciaggio nei confronti del presidente sudafricano classificato come pazzo e uccisore di bambini africani. Dalla conferenza uscì fuori, come temevano le multinazionali, un raro momento di reale informazione sull’AIDS e l’inizio della crisi sul collegamento HIV-AIDS.
Proprio l’AZT è stato messo sotto accusa, tutti ricordano il caso del famoso cestista Magic Johnson che rifiutò di prenderlo e, nonostante fosse stato dato per spacciato, sta ancora bene, ha vinto le olimpiadi del 92 e di recente ha dichiarato di essere guarito dall’AIDS !
Ma questo è vero per moltissimi altri, mentre non si conoscono casi di persone che siano sopravvissute alla cura dell’AZT.
L’AZT nacque come farmaco antitumorale, ma rimase accantonato per 20 anni perché si dimostrò altamente tossico (è impiegato per il veleno dei topi !), ma poi fu riconvertito come farmaco anti-HIV. Ben sei studi ne hanno provato la tossicità, e gli studi provano che i pazienti non ne traggono alcun beneficio, anzi vi è un numero di decessi maggiore tra i pazienti trattati con l’AZT che in quelli non trattati. Tra le conseguenza dell’AZT abbiamo: distruzione del sistema immunitario, distruzione del midollo osseo, distruzione dei tessuti e della flora batterica intestinale, linfoma, atrofia dei muscoli, danni al fegato, al pancreas, alla pelle e al sistema nervoso. Una persona sana sottoposta ad un trattamento continuativo con AZT in pochi mesi subirebbe effetti devastanti, simili a quelli dell'AIDS conclamato, fino ad arrivare ad un tasso di mortalità prossimo al 100%. Eppure, questo farmaco continua ad essere utilizzato come cura per l’AIDS, rendendo ricca la Wellcome, casa farmaceutica produttrice.
Per evitare questi devastanti effetti si è suggerito di combinare più farmaci a dosaggi più bassi, i famosi cocktail, riuscendo così ad allargare il numero di pazienti sottoponibili alle presupposte cure.
Purtroppo, anche se tali dati sono ben conosciuti dagli addetti ai lavori, il grande pubblico ne sa ben poco, perché ogni tentativo di portare queste notizie alla massa si scontra con inaspettate e feroci censure.
Il motivo è presto detto. Di anno in anno le somme raccolte per la lotta all’AIDS si moltiplicano (6 milioni di dollari solo nel 2004), molti scienziati coinvolti nella ricerca possiedono società che vendono test e hanno soldi in partecipazioni societari, organismi statali ricevono miliardi di dollari di sovvenzionamenti, insomma per molte persone il problema non è tanto la crescita dell’AIDS, ma la sua eventuale scomparsa, come causa di possibili fallimenti a catena.

Ovviamente tutto questo non è certo, quello che ci preme è diffondere un po’ di sano dubbio, perché se non c’è il dubbio, le menti diventano facili da manipolare. Bisogna sempre andare a fondo delle cose, e nel caso dell’AIDS, scavare ha portato alla luce molti, troppi dubbi.
Il primo dubbio che ci è venuto è: perché spendere tanti miliardi inutilmente per l’AIDS, quanto vi sono tantissime malattie che potrebbero essere facilmente curate con quei soldi, tipo tubercolosi, polmonite, malaria, diarrea, per cui muoiono oltre 3 milioni di africani ogni anno ?

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Andrea   |2009-09-11 06:19:16
Sono centinaia i siti e gli scienziati dissidenti. E' ampliamente spiegato che
l'indebolimento del sistema immunitario e' dovuto ad altre cause e che l'HIV,
ammesso che esista, e' un retrovirus innocuo e non isolato come altri 200 che
sono gia' stati isolati. Cercate TRUFFA HIV o TRUFFA AIDS o IL VIRUS INVENTATO
nei motori di ricerca. Sarete voi stessi a capire le ragioni di un retrovirus
che ha generato miliardi di dollari alle case farmaceutiche. Sarete voi stessi a
costatare che chi si sottopone alla cura per l'HIV MUORE e chi no e ancora in
perfetta SALUTE. Sarete voi stessi a costatare la VERITA' su questo genocidio
svolto su persone che soffrono per altre cause ed altri motivi non riconducibili
all'HIV. La mia compagna ha smesso la cura dal Gennaio 2009. Oggi sta bene. Ha
ripreso peso, la sua pelle e' piu' sana, i suoi muscoli piu? tonici. Una sua
amica che inizio' la cura con lei sta avendo effetti collaterali
disast...

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