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Secondo Chris Anderson , autore del libro The Long Tail (la coda lunga), nonché direttore di Wired , per i media digitali archiviati su hard disk e veicolati on line vince la diversificazione, che si oppone, ovviamente, alla massificazione.
Il concetto si spiega in questo modo: la produzione industriale tende a massificare, nel senso che si produce solo quello che i produttori ritengono vendibile (concetto che potrebbe essere, e spesso è, ben diverso da quello qualitativo), per cui tutto ciò che non si ritiene utile produrre, i produttori non lo producono e non è possibile usufruirne.
Per fare un esempio nel campo della musica, solo le canzoni che i produttori ritengono valide, secondo i loro parametri, giungono al pubblico.
Questo però fino a poco tempo fa. Adesso, con la rete, internet e i media digitali, chiunque può mettere in condivisione, in rete, il proprio prodotto, ad esempio la propria musica, senza dover passare necessariamente per i produttori. Così si è visto che la gente tende a scegliere diversificando maggiormente, e non sempre le solite canzoni, quindi generando così la cosiddetta “coda lunga”.
Anderson nel suo libro, che è pubblicato con licenza Creative Commons , ci tiene a precisare anche altre cose che, a pensarci bene, si rivelano molto importanti, come il concetto che “gratis non vuol dire che nessuno paga, ma solo che non è l’utente a pagare il produttore: qualcun altro lo farà senz’altro”. Questa è una riflessione molto importante in un web che è ormai pieno di opere con licenze Creative Commons o GPL . Lo stesso concetto di copyright deve essere senz’altro rivisto, alla luce delle rivoluzione del web. Il copyright di fatto non è altro che un mezzo per proteggere i produttori che mettono i soldi per produrre delle opere, ma non certo per proteggere gli artisti, prova ne è che sempre più artisti abbandonano il tradizionale concetto di copyright a favore di nuovi tipi di licenze decisamente meno limitative per loro, addirittura vendendo in proprio le opere, attraverso la rete.
I prodotti di nicchia, al giorno d’oggi hanno ragione d’essere, nel senso che sono appetibili nella lunga coda, e non solo la musica, ma anche tutto il resto, libri, vini, cibo, ecc… Non essendoci più la necessità di un intermediario, potendosi passare direttamente per il web per compiere tutte quelle operazioni che prima era necessario affidare ad un terzo, allora i costi si abbattono decisamente e chiunque si può permettere di mettere sul mercato un prodotto, anche se poi il prodotto venderà poco, diventando un prodotto di nicchia, ma non per questo necessariamente di minore qualità, anzi.
In fondo, non tutti pretendono di raggiungere milioni di persone, a molti basta il proprio pubblico anche se piccolo.
La regola della coda lunga, quindi, ci dice che i prodotti che sono agli ultimi posti di una classifica hanno comunque una attenzione, su internet, e sono potenzialmente destinatari di un business come e talvolta anche di più di un prodotto primo in classifica.
Nella rete molti blog, tenuti da singoli, hanno un peso maggiore delle grandi aziende, per cui i loro consigli per gli acquisti sono dettati maggiormente da interessi più simili al consumatore rispetto agli interessi delle aziende produttrici. Man mano plasmeremo, forse, una realtà dove le grandi aziende contano meno nell’imporre i prodotti da loro selezionati, rispetto ai singoli consumatori, e questo grazie ad internet.
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