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“Sono esclusi dall'obbligo di iscrizione al Roc i soggetti che accedono ad internet o operano su internet in forme o con prodotti, come i siti personali o ad uso collettivo che non costituiscono un'organizzazione imprenditoriale del lavoro”.
Questo il comma aggiuntivo che il sottosegretario Levi ha dichiarato di voler aggiungere alla legge Levi-Prodi.
Anche in questo caso, pur volendo fidarsi del sottosegretario e credere al fatto che aggiungerà il comma suddetto, sussiste un dubbio: cosa significa “organizzazione imprenditoriale del lavoro” ?
Se vendo oggetti sul mio blog o sito rientro nel comma in questione ? Se uso forme di pubblicità per guadagnare un po’ di soldi (che spesso sono appena sufficienti per mantenere il sito), ad esempio con Google Ad-Sense, ricado sotto l’egida del comma in questione ?
Forse era meglio cancellare proprio l’articolo.
Anche perché l’Italia non ci fa una bella figura con la suddetta legge. Basta leggere un po’ i giornali stranieri per capire come ci prendano in giro.
Il Times commenta la legge in questione con uno sferzante: “Assalto geriatrico ai bloggers italiani”.
Continua il prestigioso quotidiano, “considerando gli standard del G8, l’Italia è un Paese strano. Per farla semplice, è una nazione di legislatori ottuagenari eletti da settantenni, i pensionati. Tutti gli altri non contano”. Secondo il Times, il governo italiano “non sembra capace di adattarsi al mondo moderno” e la spiegazione è semplice: “Anche il vostro Paese funzionerebbe in questo modo se i vostri nonni fossero in carica”, sostiene l’articolo.
Per quanto riguarda la contestata Levi-Prodi, il Times ne parla come di una legge incredibilmente generica che obbliga tutti i bloggers e gli utenti della rete a registrarsi con lo Stato: “Anche un innocuo blog della squadra del cuore o quello di un adolescente che discute dell’iniquità della vita saranno soggetti alla vigilanza del governo e alla tassazione (pur non trattandosi di siti commerciali)”. “L’intento della proposta di legge, come è stato scritto quando è passata al vaglio del Consiglio dei Ministri, sarebbe quello di mettere il bavaglio ai bloggers, che ormai rappresentano un vero guaio per quelli che sono al potere”, continua l’articolo.
L’articolo del Times si conclude con un appello rivolto a Levi e a Gentiloni: “E così mi appello – scrive il giornalista Bernhard Warner - al ministro italiano delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, ex giornalista, e Ricardo Franco Levi, il deputato che ha concepito questo sbagliato testo di legge. La soluzione migliore per questo Paese è davvero mettere i giovani in silenzio ?”.
Già, ce lo chiediamo anche noi.
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