Il 9 giugno 2008 il deputato Ricardo Levi, ex sottosegretario del governo Prodi, ha ripresentato la legge detta “ammazza blogger”, pur con alcune modifiche. Il 6 novembre è stata assegnata alla apposita Commissione.
La legge in questione venne già presentata nell’ottobre del 2007, della qual cosa ci siamo occupati noi, ma soprattutto la stampa italiana e l’intero mondo della rete, a seguito del quale interessamento alcuni politici si dissociarono (come ad esempio Gentiloni, allora Ministro delle Comunicazioni), e la stampa estera ne rise abbondantemente. La legge in questione è però ancora lì, pronta per essere approvata.
Il testo attuale prevede che ogni blog o sito debba essere equiparato ad un prodotto editoriale, che ogni blog o sito che pubblica banner dai quali ricava dei soldi (anche se sono solo pochi euro per ripagarsi il costo dello spazio web) può risponderne all’Agenzia delle Entrate, che ogni blog o sito deve iscriversi al ROC (registro degli Operatori delle Comunicazioni) in assenza della quale iscrizione sarà ritenuto “stampa clandestina”, con sottoposizione alle relative sanzioni penali, ed è soggetto alla normativa in materia di reati a mezzo stampa.
Infatti, come Punto Informatico fa rilevare, qualsiasi blog o sito rientra nella definizione di prodotto editoriale della nuova legge, che recita:
“Art. 2.
(Definizione di prodotto editoriale).
1. Ai fini della presente legge, per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione o di intrattenimento e destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso”.
Vero è che l’art. 8, nel quale viene precisato che “L'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale sulla rete internet rileva anche ai fini dell'applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa”, dice anche che “Sono esclusi dall'obbligo dell'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un'organizzazione imprenditoriale del lavoro.”, ma è altrettanto vero che qualsiasi blog o sito il quale utilizza banner (tipo AdSense) per guadagnare anche solo pochi euro, spesso necessari per ripagare le spese dello spazio web, di fatto svolge attività commerciale. E questo lo dice proprio l’Agenzia delle Entrate.
Cioè, inserire dei banner pubblicitari porta potenzialmente a guadagni continuativi (indipendentemente dall’entità dei guadagni che interessa sotto altri aspetti), quindi è attività d’impresa che comporta la necessità di iscriversi al ROC, altrimenti il blog diventa stampa clandestina con possibilità di essere assoggettati alle relative sanzioni penali (fino a 2 anni di carcere oltre la multa).
Ovviamente qui si parla di possibile interpretazioni della legge, che allo stato sicuramente non è sufficientemente chiara, ma porta di sicuro ad essere pessimisti nell’avanzare dei possibili scenari riguardanti i tantissimi blogger per passione che alimentano la rete. All’epoca della prima stesura l’ALCEI fu decisamente molto critica verso la legge e le sua intenzione sottesa, sostenendo apertamente che il testo era volutamente ambiguo proprio per permettere di mascherare una possibile censura di Stato. Adesso le ambiguità non sono state ancora fugate.
Nel dubbio è meglio far sentire la voce di tutti coloro che non vogliono rischiare di vedersi le loro bocche tappate da una legge ambigua, e di tutti coloro che ben sanno che l’ultima media rimasto veramente libero in Italia è proprio internet, non certo i giornali loro e le televisioni loro che dicono solo quello che vogliono loro. Ecco quindi che converrebbe unire la propria voce a quella di Antonio Di Pietro, quella di Beppe Grillo, quella di Vincenzo Vita, vice Presidente della Commissione Cultura del Senato e di Giuseppe Giulietti, membro della Commissione Cultura della Camera, e quello dei tanti veri giornalisti (come Daniele Martinelli tanto per citarne uno) che ormai scrivono solo in rete, non più sui giornali dei padroni che vedono con il fumo negli occhi quell’ultimo spazio libero che è la rete.
Come fa notare con chiarezza Luca Spinelli, il problema non è tanto l’improbabile chiusura dei tantissimi blog presenti in rete, quanto il potere intimidatorio che questa legge offre contro le voci sgradite, una legge pronta ad essere tirata fuori dal cassetto al momento più opportuno, dal potente di turno
Proposta di legge - Nuova disciplina editoria (461.78 kB)
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