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Al Midem di Cannes, la più importante manifestazione in tema di musica, l’industria discografica da l’annuncio: “rinunciamo alla lotta al download”. La major hanno deciso di cambiare strategia, cercando un nuovo tipo di business, nuovi modi di fare soldi, invece di perseguitare i ragazzini che scaricano l’ultimo successo del cantante del momento.
L’industria discografica prende coscienza che mandare in galera chi scarica la musica su internet non fa guadagnare loro nulla, ed inoltre, aggiungiamo noi, non ci sembra nemmeno giusto, visto che c’è una enorme sproporzione tra il reato commesso (scaricare mp3 del valore di pochi euro) e la pena che si vorrebbe applicare. Finalmente si prende atto che l’industria deve andare incontro ai consumatori e dare loro quello che loro vogliono. Questo è quanto ha asserito il responsabile di UK Music, Feagarl Sharkey, alla testa dell’associazione che riunisce i discografici, artisti e produttori del mercato inglese.
La svolta è epocale, ed era già nell’aria da tempo. La RIAA aveva già annunciato di rinunciare alle cause contro i pirati e di non voler intraprendere più nessuna azione legale contro chi scarica musica illegalmente via internet. Molte società di distribuzione online hanno o sono in procinto di eliminare i cosiddetti DRM, cioè le limitazioni alle copie di canzoni scaricate legalmente, basti pensare ad iTunes, Amazon e così via. La Nokia aprirà un servizio di distribuzione online senza limitazioni apposte ai file musicali.
Insomma, l’industria musicale ha capito che non è un buon affare mandare in galera chi ama la musica (frase di Mark Kelly dei Marillion) e, dopo decenni di inutili battaglie contro i pirati della rete, le major hanno compreso che è arrivato il momento di cambiare strategia, prendendo atto che la rete è una tecnologia che ha modificato la nostra società e che consente copie digitali di tutto in modo facile e veloce.
Le innovazioni tecnologiche sono state sempre mal viste dalle industrie, quando fu inventata la stampa si disse che era pericolosa perché metteva in comunicazione le persone con idee di persone di altri continenti, quando fu inventato il treno si disse che era pericoloso perché addirittura permetteva di mettere in comunicazione persone di luoghi completamente diversi, con diverse abitudini e diversi modi di vivere, e lo stesso è accaduto con l’invenzione di internet (Eric Nicoli, ex amministratore delegato della EMI, sostiene che hanno fatto chiaramente degli errori, “siamo stati tecnofobici, non abbiamo saputo cogliere le opportunità”).
Questo non vuol dire che deve essere considerato legale oppure tollerato chi scarica musica illegalmente in rete, ma che non è accettabile che per colpa di poche persone che scaricano illegalmente musica in rete tutti gli utenti della rete debbano subire limitazioni. Chi compra musica legalmente, date le protezione inserite nella musica legale, difficilmente può ascoltare la musica su un lettore diverso da quello venduto dalla stessa casa che gli ha venduto la musica, e questo è vissuto con insofferenza da chi, onestamente, si trova a pagare ed avere limitazioni nell’ascolto della musica che chi invece non la paga non ha. È un modo di combattere la pirateria che ha fatto più danni che altri, costringendo gli onesti a rivolgersi al mercato illegale per poter ascoltare la musica scaricata legalmente anche sul lettore non venduto dalla major in questione. E questo anche considerando che in fondo è dal 2004 che il fatturato dell’industria discografica cresce senza soste. Infatti, le lamentazioni dell’industria discografica in relazione alle mai provate perdite dovute al file sharing illegale, sono spesso contestate. Secondo l’Istituto Australiano di Criminologia, sarebbero addirittura inventate di sana pianta. Comunque non sembra che scaricare musica illegale danneggi la vendita dei CD.
Una delle idee nate dal Midem è stata quella di stringere accordi commerciali con le compagnie telefoniche, oppure si pensa di creare nuove forme di licenza, come ad esempio far pagare una somma per scaricare per un mese tutta la musica che si vuole. Il calcolo è semplice, un euro al mese per ogni persona connessa ad internet genererebbe introiti per 26 miliardi di euro l’anno, cifre normalmente impensabili (attualmente i guadagni dell’industria discografica sono dell’ordine di 3,7 miliardi di dollari per il 2008, in netto aumento rispetto agli anni precedenti). Non è qualcosa di astruso, è semplicemente lo stesso modello delle radio che trasmettono musica gratis, ma pagano una licenza per poterlo fare.
Tutto sta a scegliere il modello di business giusto. In fondo quando fu inventato il registratore la musica non scomparve, anzi si incrementò. In realtà esistono molti studi che danno torto all’industria discografica quando demonizza il file sharing illegale. Tali studi asseriscono addirittura che il file sharing illegale in certo qual modo favorisce l’industria della musica, perché i cosiddetti pirati spenderebbero molto in concerti e acquisti correlati al download, contenuti che non avrebbe mai conosciuto se non avesse accesso al file sharing illegale. Inoltre, si precisa, i danni che l’industria musicale lamenta (nonostante una crescita continua del fatturato !) sono per lo più dipendenti dalla concorrenza di altre forme di intrattenimento. E questo senza tenere nemmeno conto dell’aumento esponenziale di lettori musicali, supporti, memorie e tutto ciò che necessita per fruire dei contenuti scaricati anche illegalmente.
Il punto focale sta nel dare alla gente quello che realmente vuole. Adesso si trovano in giro CD che costano troppo e con canzoni che nessuno comprerebbe. Gli utenti si lamentano che spesso in un CD sono solo 2 o 3 le canzoni godibili. Perché pagare cifre assurde per 2 o 3 canzoni ? Non è meglio, invece, far finalmente scegliere gli utenti cosa comprare, anche un singolo brano di un CD e dare loro la possibilità di ascoltare quei brani dove vogliono ? Un esempio viene dall’industria dei videogame, altro settore dove ci si lamenta spesso dell’incidenza del file sharing illegale, ma quando Sins of a Solar Empire è saltato al primo posto come gioco più venduto nei negozi, ed è un gioco che non ha alcuna protezione alla copia, questo ha chiaramente indicato che la pirateria non è il problema principale.
La rivoluzione di internet è che da la possibilità alla gente di scegliere, non prendere atto di questo significa essere antistorici, “tecnofobici”, come diceva Eric Nicoli, e rimanere irrimediabilmente indietro. Ma non diciamo niente di nuovo, infatti questo era quanto diceva lo stesso Eric Nicoli nel 2006. In un articolo di Punto Informatico leggiamo, infatti:
“Siamo vicini al giorno in cui i supporti fonografici verranno soppiantati definitivamente dai formati digitali”, perché “gli utenti dimostrano di voler acquistare e selezionare singolarmente i brani, senza dover comprare album interi”. Nicoli guarda poi alla diffusione dei telefoni cellulari d'ultima generazione con estrema soddisfazione: “Siamo all'anno zero per quanto riguarda la piattaforma mobile”, aggiunge, “nonché all'inizio di un nuovo entusiasmante mercato che esploderà entro il 2010”.
Mentre questo è lo stato di cose nel resto del mondo, purtroppo in Italia si pensa ancora a come reprimere la pirateria nella maniera più becera possibile. Mentre il resto del mondo investe in cultura (la Francia su Europeana, la Germania su Wikipedia) noi italiani impediamo a Wikipedia di usare le riproduzioni delle opere artistiche e istituiamo un Comitato tecnico per la lotta contro la pirateria digitale, formato esclusivamente da esponenti di istituzioni e corporazioni, e senza esponenti dei provider, delle associazioni dei consumatori o comunque persone che ne capiscano di rete. Facilmente ne uscirà la solita legislazione repressiva che favorisce i soliti potenti e sfavorisce la gente.
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