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Anno record per la vendita di musica digitale |
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domenica 15 marzo 2009 |
Secondo il Digital Music Report 2009 il mercato della musica digitale ha conosciuto, nel 2008, un nuovo record, e questo nonostante le continue e perduranti lamentele sulle perdite derivanti dalla pirateria. Ormai sono sei anni che questo settore è in continua crescita, e nel 2008 è cresciuto del 25% rispetto allo scorso anno (del 49% solo in Francia). Oggi vale 3,7 miliardi di dollari (era 0,4 miliardi nel 2003). Quello che si nota particolarmente è che la distribuzione online rende moltissimo, molto di più di quanto renda la collaborazione con giornali e riviste, o con Hollywood.
I servizi di distribuzione online di musica crescono e proliferano, raggiungendo fatturati insperati. Tutto ciò è l’effetto di un modello nuovo di business, non più la vendita in negozio del supporto CD, bensì il venire incontro alle esigenze dei consumatori che vogliono poter scegliere i singoli brani, e poterli portare con sé con facilità, utilizzando i tanti lettori in commercio.
L’industria musicale ha finalmente compreso che non è affatto redditizio combattere la pirateria online, perseguendo il singolo utente che scaricare file piratati, ma è meglio spendere i soldi necessari per la cause in modo diverso, realizzando ad esempio nuove piattaforme di vendita e distribuzione online, insomma andando incontro alla gente.
Douglas Merrill della EMI ha detto che il loro interesse primario è aiutare i fan a trovare musica dove loro preferiscono. Il succo del discorso sta tutto lì.
Tutto ciò però non vuol dire che l’industria musicale abbia rinunciato a impedire in qualche modo la pirateria digitale. Hanno solo smesso di perseguire i singoli, cosa che è inutile e dispendiosa dal punto di vista economico.
L’industria adesso punta su una strategia di contenimento, coinvolgendo gli ISP, i provider della rete. Se gli utenti non vogliono pagare la musica, dicono le major, allora la pagheranno gli operatori di telecomunicazione che guadagnano dal traffico prodotto sulle loro reti.
Sotto questo profilo si cerca di far passare l’idea che un provider che non collabora con l’industria musicale nell’impedire il download illegale, si rende complice del pirata. In questo modo invece di prendersela con il singolo che scarica musica illegale, ci si rivolge direttamente al provider. In tale direzione si stanno muovendo gli stessi governi, a dimostrazione del peso che l’industria musicale è in grado di esercitare su di loro, al fine di convincere i provider recalcitranti. Non dimentichiamo, infatti, che la normativa internazionale stabilisce che i provider devono essere neutrali. E i provider temono che la caduta di questa net-neutrality possa andare a loro svantaggio.
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