| Loretta Napoleoni al Parlamento Europeo |
| giovedì 07 maggio 2009 | |||||||
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Adesso, nel pieno della crisi mondiale, mentre praticamente tutte la banche affondano sotto il peso dei loro disastrati bilanci ricolmi di titoli spazzatura, di prestiti insolventi, i leader dei paesi industrializzati lanciano una massiccia campagna contro i centri off shore, rifugio privilegiato delle enormi masse di capitale che girano costantemente alla ricerca di speculazioni e possibili astronomici guadagni. Sono questi i capitali che hanno distrutto l’economia mondiale, e tutti adesso chiedono a gran voce nuove regole, in particolare invocano l’abolizione del segreto bancario e criticano aspramente i paradisi fiscali (anche detti “paesi non cooperativi” in materia fiscale), arrivando a prendere misure contro di loro.
Anche in Italia esistono molte aziende che sfruttano ampiamente le caratteristiche di questi paradisi fiscali, spartendosi commissioni di gestione attraverso società ombra residenti off shore, e quindi evitando di pagare tasse. Anche Banca Intesa possiede filiali alle Bahamas e alle Cayman, mentre Unicredit alle Cayman. Ma non solo loro: le Assicurazioni Generali hanno filiali alle Bahamas, l’Ifi, holding della famiglia Agnelli, ha società alle Bahamas e alle Cayman. Spesso queste filiali sono l’eredità di acquisizioni, ma di sicuro si rivelano proficue, visto che se le tengono strette.
Il Presidente americano Obama ha iniziato una campagna contro questi pararisi fiscali, ma gli europei non sono da meno, in prima fila la Germania che se la prende principalmente con la Svizzera. Si chiede l’abolizione del segreto bancario, ma Austria, Svizzera e Lussemburgo non intendono abolirlo, anche se si dicono disposti a valutare caso per caso se collaborare alle indagini giudiziarie. La Svizzera attualmente collabora nei soli casi di frode fiscale, in futuro lo farà anche per i casi di evasione.
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