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lug
23
2008
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mercoledì 23 luglio 2008 |
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Noi siamo abituati a pensare in termini monetari, nel senso che quantifichiamo tutto. In particolare il PIL è il termine di paragone più usato, per cui un aumento del PIL è, specialmente nella mente dei nostri governanti, un qualcosa da salutare con soddisfazione.
Ci dimentichiamo però che il PIL considera tutto come produzione, più aumenta la produzione e più aumenta il PIL, per cui un incidente fa aumentare il PIL, perché da lavoro ad ospedali, una petroliera che si capovolge fa aumentare il PIL, perché la si dovrà ricostruire e si dovrà ripulire il mare inquinato, il PIL quindi considera gli incidenti, le inondazioni, i nubifragi, tutto ciò che fa aumentare la produzione. Se io compro degli asparagi sotto casa il PIL aumenta poco, ma se li compro dalla grande distribuzione, che casomai li importa dal Perù, allora il PIL aumenta molto, perché nel PIL si considera non solo la produzione, ma anche il trasporto via nave, l’imbustamento, lo smaltimento delle buste di plastica che vanno a finire in discarica o negli inceneritori, e quindi gli asparagi aumentano molto il PIL, ma a noi costano dieci volte di più.
Un esempio classico può essere lo scarto dei supermercati. Dovunque, nei supermercati, nella grande distribuzione, i prodotti vicini alla data di scadenza, poiché i compratori difficilmente li prendono, vengono scartati e finiscono tra i rifiuti, per un totale di centinaia di milioni di euro perduti. Questo scarto di fatto fa aumentare il PIL, ma nel contempo rende tutto più costoso, e noi più poveri perché dobbiamo spendere di più per comprare le cose.
Sarebbe meglio trovare soluzioni a questo scarto, o distribuendo i prodotti prima della scadenza a comunità che hanno necessità di cibo, oppure trovando accordi direttamente con i produttori perché si produca solo il necessario. Questa via è già in atto in molte zone d’Italia, grazie ad una normativa introdotta dalla Finanziaria del 2007, che prevede la facoltà per le regioni di creare mercati locali dove i produttori possono vendere direttamente ai consumatori, senza passare per i distributori, passaggio che fa lievitare enormemente il prezzo, per la necessità di dover ripagare il confezionamento, lo smaltimento delle confezioni e gli scarti.
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lug
19
2008
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sabato 19 luglio 2008 |
Una delle prime iniziative varate dal nuovo governo per andare incontro ai cittadini è la convenzione con l’ABI (associazione delle banche italiane) che prevede la possibilità di rinegoziare i mutui riportando i tassi di interesse a quello medio del 2006, con la possibilità di spalmare le rate residue su più anni.
L’importo si riduce, ma di poco, di contro la banca non ci rimette nulla perché le famiglie, a fronte di un vantaggio esiguo immediato, dovranno fare i conti con un piano di ammortamento più lungo. In effetti si tratta di un rinvio del pagamento di una parte di rate, che però dovranno comunque essere pagate, più avanti nel tempo, con ulteriori interessi che matureranno su quelle rate posposte. La qual cosa, purtroppo, annulla il beneficio dello sconto sul tasso. Inoltre, cosa non da poco, le banche si trovano clienti che dovranno, giocoforza, rimanere a loro disposizione per più tempo.
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lug
15
2008
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La politica dell’emergenza |
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martedì 15 luglio 2008 |
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Nel suo ultimo libro, Shock Economy, Naomi Klein sembra parli della situazione italiana. In realtà fa un affresco a tinte cupe della realtà contemporanea in molti paesi, sostenendo che negli ultimi decenni i vari governi hanno iniziato a governare attraverso la politica dell’emergenza. I disastri, naturali (come lo tsunami, le alluvioni, l’esplosione di centrali nucleari) o artificiali (come in caso di guerre, di fallimenti di aziende di grandi dimensioni, di emergenze sanitarie o ambientali), oppure inventate ad hoc (come l’emergenza intercettazioni) offrono l’occasione per azzerare la normativa vigente in un paese e governare con leggi ad hoc, create per l’occasione e derogatrici della normativa. In poche parole si strumentalizza l’emergenza, talvolta la si crea apposta, proprio per esautorare le istituzioni democraticamente elette e previste dall’ordinamento giuridico. In questo modo si consegnano le funzioni sottratte alle istituzioni ad aziende od organismi creati appositamente, che hanno poteri straordinari per la gestione dell’emergenza, in particolare possono accedere alle risorse pubbliche con controlli ridotti, od assenti, possono derogare a normative in materia sanitaria o ambientale. Nella totalità dei casi queste azioni emergenziali non risolvono l’emergenza, ma anzi la aggravano in maniera esponenziale.
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