Ormai, con il prezzo del petrolio alle stelle, tutti si domandano a quale energia alternativa dobbiamo rivolgerci. Chi parla di nucleare, chi di carbone….
L’Italia è il sesto consumatore al mondo di petrolio, per lo più usato per il trasporto (auto e camion, l’Italia ha il primato di auto per abitanti), ma ci sono numerose ricerche che indicano chiaramente che il consumo delle fonti fossili non può aumentare anno dopo anno come accade da tempo, perché esse sono destinate a finire, allora ci troveremo nella necessità di cambiare radicalmente il nostro stile di vita, e di trovare con urgenza delle fonti alternative. Il rapporto sui limiti dello sviluppo (Limits to growth) sostiene chiaramente che “se l'attuale tasso di crescita della popolazione, dell'industrializzazione, dell'inquinamento, della produzione di cibo e dello sfruttamento delle risorse continuerà inalterato, i limiti dello sviluppo su questo pianeta saranno raggiunti in un momento imprecisato entro i prossimi cento anni. Il risultato più probabile sarà un improvviso ed incontrollabile declino della popolazione e della capacità industriale”.
Un rapporto dell’ Energy Watch Group, istituito da un gruppo di parlamentari tedeschi, contiene un confronto impietoso con le previsione dell’IEA (Agenzia Internazionale per l’energia). Nonostante varie correzioni apportate negli anni, le previsione della IEA sul costo del greggio sono molto discostanti da ciò che è accaduto nella realtà, ciò fa pensare che anche per il futuro le sue previsioni potrebbero non realizzarsi. L’IEA prevede che la produzione del petrolio possa continuare a crescere fino al 2025, mentre il rapporto dell’EWG prevede un calo globale in tutto il pianeta. Insomma, sembrerebbe che ci sia stata una sopravvalutazione della produzione del petrolio e una sottovalutazione dell’andamento del prezzo. Ciò ha provocato una ingannevole sicurezza nei politici e industriali in merito al petrolio medesimo.
Per l’uranio, allo stesso modo, si può dire che la produzione è in decrescita (infatti oggi si usa per lo più l’uranio delle bombe smantellate), mentre invece la domanda continua a salire (e di conseguenza sale anche il prezzo dell’uranio). Se si producessero ulteriori centrali nucleari la domanda salirebbe enormemente, e finirebbe la materia prima in pochi decenni (si stimano 40 anni al massimo). Sul nucleare ci sono molti luoghi comuni da sfatare, in particolare non è affatto vero che c’è una generale corsa al nucleare, l’ultima centrale nucleare americana è del 1979 (per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni), in Francia (la Francia ha molte centrali nucleari perché ritenne militarmente strategico avere una autosufficienza energetica, e soprattutto l’industria nucleare è un’industria di Stato perché produce, per i militari, le testate nucleari) e Germania hanno deciso di non sostituire quella dismesse, e soprattutto i costi altissimi del nucleare rimangono redditizi solo fintanto che lo Stato lo sostiene con incentivi (e ciò in passato avveniva perché il nucleare è da sempre considerato risorsa militare strategica). A fini civili, però, il nucleare non ha futuro , non è economicamente vantaggioso, prova ne è che nessun privato si sogna nemmeno di buttarsi in questo business. E tutto ciò senza nemmeno sfiorare il problema gravissimo delle scorie nucleari e del loro smaltimento praticamente impossibile. Tutti i paesi che hanno avviato programmi di costruzione di centrali hanno in realtà interessi militari, anche se lo negano ufficialmente.
Di recente si è parlato del carbone pulito, dimenticando che il carbone è la fonte energetica più inquinante e pericolosa per l’umanità. I nuovi impianti sono di certo meno inquinanti dei vecchi, ma sempre decisamente troppo inquinanti. Il vantaggio del carbone è che è meno costoso del petrolio, ma le centrali a carbone pulito producono comunque elevate dosi di anidride carbonica, i cui effetti potrebbero essere risolti solo con sistemi di “sequestrazione” (in pratica si pompa il gas in formazioni geologiche profonde, nascondendo il problema, non risolvendolo) che però rendono antieconomico tutto il ciclo di produzione di energia.
Inoltre, recenti studi propendono nel considerare che questi impianti producono anche polveri ultrasottili pericolose per l’uomo.
L’unica energia veramente conveniente è quella solare. L’impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada, costato 100 milioni di dollari, produce 14 megawatt ed è stato costruito in 18 mesi. Si potrebbero costruire vari impianti di questo tipo in alcune nazioni che hanno spazio disponibile (deserti) e sole, per poi trasportare l’energia nelle altre nazioni. Basterebbe un quadrato di specchi solari di 200 km (cioè l’equivalente dello 0,1 delle sole aree desertiche della Terra) per lato per produrre tutta l’energia necessaria al nostro pianeta. Ma il sole non è assoggettabile a monopoli, come accade per il petrolio o il carbone. Forse è solo per questo che non si passa al solare.
Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica, dal Cern di Ginevra, l’Organizzazione europea per la ricerca nucleare, è da anni impegnato a studiare e a promuovere la diffusione delle vere fonti rinnovabili, in particolare con riferimento al solare termodinamico, l’unica fonte energetica sicura, rinnovabile, economica. Il progetto Archimede di Rubbia stava per essere attuato in Sicilia nel 2004, con Enel ed Enea, ma non decollò perché mancava un decreto ! Il progetto prevedeva una centrale di 25MW. Adesso l’Enea sta cercando di realizzare un impianto più piccolo per 5MW a Priolo Gargallo (SR). Nel frattempo Rubbia se ne è andato in Spagna dove il “decreto” è arrivato subito e il progetto è partito. Si tenga presente che una centrale di 50MW produce energia equivalente ad un milione di barili di petrolio.
Adesso in Italia si cerca di fare “alla tedesca”, dimenticando che anche qui ci siamo lasciati sfuggire un progetto, quello del microcogeneratore di Mario Palazzetti, che una volta era un progetto della Fiat, mai attuato in Italia, e che adesso è stato attuato in Germania. Ancora una volta in Italia si producono chiacchiere e si perde tempo, denaro e cervelli validi, che se ne vanno all’estero dove le cose si fanno sul serio. Qui in Italia, invece, i fondi per le energie rinnovabili vanno ai soliti noti, che si occupano di tutto tranne che di fonti rinnovabili. Infatti si parla di “fonti assimilabili”, e gli incentivi li diamo ai Merloni, Garrone, Lucchini, Falk, Eni, Moratti che anziché pagare per smaltire gli oli combustibili pesanti che provengono dalla lavorazione del petrolio, li bruciano, ricavano energia e incassano dalla nostra bolletta.
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