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apr 26 2009
Le bugie sul nucleare PDF Stampa E-mail
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domenica 26 aprile 2009

Come ben sappiamo, negli ultimi mesi il dibattito sul nucleare si è riaperto in Italia. In verità il governo ha detto a chiare lettere, almeno così pare, che l’Italia costruirà impianti nucleari, quattro per essere precisi, e questo perché dobbiamo diventare indipendenti dal punto di vista energetico.
Ovviamente, come spesso accade, i fatti sono sempre un po’ diversi dalle roboanti dichiarazioni dei nostri politici, per cui forse è il caso di chiarire qualche punto.

Innanzitutto cominciamo col dire che l’industria nucleare è ormai ferma da anni. È da tempo che non si costruiscono nuovi impianti. Spesso si parla di numerosi impianti che devono essere realizzati, ma a ben guardare le cose non sono proprio così, si inseriscono nelle statistiche anche impianti che sono stati cancellati. Ad esempio il Sud Africa ha annullato l’accordo col governo francese per la costruzione di alcuni impianti nucleari. Attualmente, escludendo gli impianti annullati e quelli solo a progetto, gli impianti realmente in costruzione in Europa sono solo due, uno in Francia e uno in Finlandia. Entrambi gli impianti sono in notevole ritardo sulla tabella di marcia per problematiche varie, in particolare per problemi di sicurezza. La costruzione del reattore finlandese, infatti, è partita nel 2002 ed ancora non è completa, ma in particolare ha subito un notevole aumento del costo, il 50% (attualmente costerebbe 4,7 miliardi). Forse sarà completato nel 2012, motivo: non si sa come costruirlo! E stiamo parlando dei famosi EPR, dei quali tanto si vantano le caratteristiche, ma che nessuno ha mai visto in funzione!

Quindi, il nucleare francese è in netto declino, Sarkozy di fatto non ha venduto nemmeno un reattore all’estero, e la società francese Areva (per l’87% a partecipazione pubblica), quella che dovrebbe costruire da noi le centrali nucleari, è in perdita del 20% sul risultato netto (dati 2008), con soli due cantieri aperti, appunto Francia e Finlandia. L’accordo italo-francese potrebbe avere il sapore di un salvataggio della suddetta società (o semplicemente una fregatura da parte dei francesi!), se non fosse che non esiste nessun accordo per costruire centrali nucleari in Italia. Infatti, l’accordo con la Francia prevede solo protocolli di intesa, comitati bilaterali, scambio di opinioni, ma nessuna centrale da costruire. E anche l’accordo tra Enel e Edf (la società francese per l’energia elettrica) prevede solo la creazione di protocolli di intesa, e un comitato per negoziare ulteriori accordi a venire. Nulla di più, nessuna centrale da costruire, e anche omissioni su alcuni punti. Forse un giorno queste centrali si faranno, ma al momento non c’è assolutamente nulla di scritto con i francesi.

Ma il punto non è questo. Il punto è che, mentre l’eolico va col vento in poppa e cresce del 26% nel 2008, al punto che negli USA ha già superato il nucleare, il nucleare di fatto è fermo da anni. Non c’è nessun incremento nell’uso del nucleare, anzi il nucleare è in declino. Perché accade ciò se, come dicono in molti, sarebbe molto più conveniente, pulito, interessante ?
Negli USA di fatto non si costruiscono nuove centrali da anni. In Germania Schröder nel 2006 ha promulgato una legge in base alla quale le centrali nucleari che giungono a fine vita non saranno sostituite da altre centrali nucleari, e il successore, la Merkel, decide di vederci chiaro. Quindi realizza uno studio sanitario sulle condizioni di vita nei pressi delle centrali nucleari. Questo studio (Background radiation and cancer mortality in Bavaria: an ecological analysis) è molto interessante.
Ci sono stati in passato altri studi di notevole interesse sugli effetti del nucleare, in particolare uno è significativo, realizzato dopo l’incidente di Cernobyl dall’OMS, fu però secretato dall’AIEA. Si trattava di uno studio sui danni al genoma umano. Tale studio mise in evidenza che l’incidente di Cernobyl avrebbe avuto conseguenze per le prossime 20 generazioni, insomma non si tratta di un incidente del tipo: “ci sono stati i morti, i feriti, punto!”. Gli incidenti dovuti alle centrali nucleari hanno, sugli esseri umani, effetti per moltissimi anni a venire, e spesso comportano mutazioni genetiche che si manifestano a distanza di molto tempo, sia negli uomini che negli animali. Secondo gli studi della dottoressa Smolnikowa, in Bielorussia si osservava già nel 1995 una elevata mortalità prenatale e numerose malformazioni genetiche (pag. 13 dello studio) dovute all’incidente nucleare.
Ed il problema è proprio qui, il nucleare civile non si può vendere se si parla dei suoi danni a lungo termine agli esseri umani, se si parla dell’impatto sul genoma umano.

Inoltre, la tanto vantata indipendenza energetica francese non è poi così reale, visto che il contributo del nucleare in Francia è dell’ordine del 14%, cioè più modesto di quanto si pensi, e che i reattori non sono sufficienti per il fabbisogno francese. Invece, la Germania che è passata ad investire pesantemente sulle rinnovabili, riesce a superare abbondantemente il fabbisogno interno, e adesso vende energia alla Francia. Infatti, nel 2006 la Francia ha deciso di rimettere in servizio vecchie centrali a petrolio, nonostante il petrolio sia inquinante, e all’epoca il suo prezzo fosse alle stelle. Non è che forse questo nucleare non conviene poi così tanto?
Pensiamo che spesso per calcolare quanta energia produce una centrale nucleare, si calcola il calore prodotto, ma il calcolo fatto in questo modo è errato. Una centrale nucleare produce calore che poi viene convertito in energia elettrica, ma solo una parte, circa un terzo, del calore diventa energia elettrica. Se nel calcolo del rendimento della centrale nucleare si considera il calore prodotto, il calcolo sopravvaluta enormemente il reattore.

Quindi, in conclusione, sembra strano pensare che mentre nel resto del mondo si passa gradualmente verso le fonti rinnovabili, tanto che eolico (vicino Amburgo, in Germania, si sta costruendo adesso un impianto eolico da 6 megawatt) e microgenerazione sorpassano il nucleare, noi qui in Italia rispolveriamo cose vecchie e pericolose come le centrali nucleari. Ma almeno ci darebbero la tanto agognata indipendenza energetica ? Probabilmente no, perché le centrali nucleari funzionano con l’uranio. Adesso si usa per lo più quelle delle testate nucleari dismesse, che in Italia non ne abbiamo. Per cui dovremmo comunque comprare all’estero l’uranio, che però è poco e il suo prezzo aumenta violentemente di anno in anno. Poi l’uranio si deve arricchire, e anche questa attività sarà svolta all’estero, a meno che non decidiamo di investire tantissimi soldi per realizzare impianti a ciò destinati. Solo dopo potremo avviare le centrali. Se consideriamo anche il notevole costo dello stoccaggio delle scorie dei reattori (adesso ci sono 90.000 metri cubi di scorie in Italia), probabilmente l’indipendenza energetica sarà solo un flebile ricordo.
Non dimentichiamo, infatti, che in Italia abbiamo ancora 4 centrali nucleari, chiuse ma non spente, in quanto una centrale virtualmente non si spegne mai. Deve essere sempre controllata per evitare gravi incidenti, come quello che portò allo spegnimento anticipato del reattore del Garigliano.

 

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