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Una delle questioni più dibattute in ambito politico, e non solo, è il problema del debito pubblico. Questo è argomento di scontro politico, i governi che si susseguono si rinfacciano il debito pubblico ormai elevatissimo, cioè oltre il 100%, il che vuol dire che lo Stato è indebitato per tutto il reddito che produce in un anno, ed oltre. In sostanza, il guadagno annuale dello Stato serve solo a ripagare gli interessi sul debito, ma non riesce ad intaccare il debito dovuto.
Ciò comporta che le nuove generazioni di fatto pagheranno il conto delle precedenti generazioni che hanno speso più di quanto guadagnavano, e questa situazione peggiora di anno in anno.
In questa sede non ci interessa affrontare l’argomento “di chi è la colpa”, cioè stabilire a quale governo sia da attribuire questo stato di cose, anche perché basterebbe un minimo di volenterosità per informarsi, ad esempio partendo da qualche sito e poi navigare in rete, attraverso i siti istituzionali, come quello dell’Istat e della Banca d’Italia. Quello che ci interessa qui è chiarire a chi sono dovuti questi soldi, quando si parla di debito pubblico.
Il debito pubblico, in sostanza, è il debito che uno Stato contrae verso altri soggetti, individui, imprese, banche, ai quali lo Stato ha dato dei titoli di Stato a garanzia di qualche cosa. In misura maggiore il debito pubblico è verso le banche, e deriva dal fatto che gli Stati, come l’Italia, emettono titoli di Stato che danno alle banche in cambio di qualche cosa, nello specifico in cambio di soldi.
Una volta erano gli Stati ad emettere moneta, adesso non più, infatti per uno Stato sarebbe molto semplice emettere moneta per costruire infrastrutture, se ha bisogno di soldi semplicemente ne stampa di più, ma questo, in una economia interconnessa con gli altri Stati, crea una inflazione deleteria (la circolazione di una maggior quantità di denaro farebbe alzare i prezzi). E quindi si è pensato di imporre dei limiti agli Stati alla loro capacità sovrana di emettere moneta. Una volta tale capacità era collegata con il possesso di oro, per cui uno Stato poteva emettere moneta fino ad eguagliare il valore delle sue riserve aurifere (gold standard). Ma negli anni ’70 si sospese la convertibilità della moneta in oro (dalla fine della convertibilità in oro, il valore del denaro è indotto dal fatto che li accettiamo) e si sostituì questo modo di limitare gli Stati con un altro sistema, cioè assegnando ad un soggetto terzo il compito di emettere moneta. Questo soggetto terzo è stato individuato nelle banche, per cui la Banca d’Italia emetteva moneta per lo Stato italiano, oggi invece è la BCE (Banca Centrale Europea). Quindi le banche hanno assunto il compito di fungere da garanti verso il possibile aumento dell’inflazione, di contro gli Stati hanno perso la sovranità monetaria.
Ma le banche non sempre sono organi statali, in particolare la Banca d’Italia (a differenza degli istituti centrali di Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo ma anche Canada o Australia, che sono pubblici) è una società per azioni privata che agisce per fini puramente economici, e in particolare rispondono solamente ai loro azionisti. Per quanto riguarda la Banca d’Italia, l’elenco degli azionisti lo si può trovare nel sito della Banca d’Italia (in realtà questo elenco è stato coperto da segreto per anni, dal 1893 fino al 2005), e si scopre che le maggiori banche italiane controllano la Banca d’Italia, che poi avrebbe anche il compito di controllare le banche italiane, quindi la Banca d’Italia dovrebbe controllare i suoi padroni!!!!
Le banche centrali dei vari Stati sono a loro volta sottoscrittori delle quote della BCE e ne partecipano agli utili.
Quindi, in sintesi la BCE emette moneta e la presta ai vari Stati, i quali emettono titoli di Stato per pagare la moneta emessa, e gli utili derivanti da questa operazione vanno, per quote, alle banche centrali dei singoli Stati, alla Banca d’Italia circa per il 13%.
Nell’area euro il reddito da signoraggio (da “aggio del signore”), cioè l’insieme dei redditi derivanti dall’emissione di moneta, va allo Stato, che produce in proprio le monete metalliche, e lucra la differenza tra il costo dell’emissione delle monete metalliche e il valore nominale delle stesse, e alla BCE per quanto riguarda le monete cartacee, dove il signoraggio è dato dagli interessi maturati sui titoli acquistati a fronte dell’emissione di moneta.
In poche parole il guadagno della BCE nasce dal fatto che essa emette moneta a costo di tipografia, più o meno 30 centesimi per moneta cartacea, ma le presta agli Stati al valore nominale. Inoltre applica un interesse del 2,5%, ovviamente deciso dai soci della BCE, per cui una banconota da 100 euro costa allo Stato italiano 100 +2,5% = 102,5 euro, mentre la BCE la produce al costo di circa 30 centesimi. La differenza è quella che si definisce come signoraggio o reddito monetario, ed è il guadagno della BCE.
Quindi, se da un lato lo Stato italiano emette direttamente le monete metalliche, realizzando tra l’altro un utile di scarso valore, per le quali non si indebita con nessuno, l’acquisto dalla BCE delle monete cartacee produce, di fatto, l’indebitamento dello Stato verso le banche. Tale situazione ha creato numerose proteste per la perdita di sovranità monetaria da parte degli Stati, visto che di fatto i soldi dovrebbero essere di proprietà dello Stato, cioè dei cittadini, che ne danno valore e contenuto col loro lavoro, invece i guadagni vanno solo a pochi banchieri. Non si capisce, infatti, perché lo Stato italiano debba pagare anche gli interessi sul denaro che è di proprietà dei cittadini.
Esiste anche una terza forma di signoraggio, oltre a quello sulle monete metalliche e quelle cartacee, cioè il cosiddetto signoraggio scritturale, dato dal fatto che le banche prestano denaro semplicemente digitando delle cifre su un computer, nel momento in cui i soldi depositati su un conto corrente circolano sotto forma di prestiti. In questo caso il reddito è dato dalla differenza tra il valore nominale dei soldi prestati al netto del costo di produzione (che è praticamente nullo trattandosi di variazioni nelle contabilità delle banche). Questo è possibile perché le banche possono prestare per legge i soldi depositati presso le sue filiali, trattenendo solo una piccola parte (di solito il 2%) come riserva, anzi la banca può prestare, grazie al meccanismo della riserva frazionale una quantità molto maggiore. Questo denaro può quindi viaggiare presso altre banche e dar luogo ad una catena di depositi-prestiti che di fatto genera denaro dal nulla. In una economia come quella globalizzata in poche ore quel denaro può viaggiare per il mondo e creare ulteriori guadagni facendo sì che la banca a fine giornata abbia ricavato soldi senza averne, in sostanza utilizzando semplicemente i soldi da noi depositati. Un semplice calcolo matematico non è sufficiente per far comprendere come le potenzialità di questo sistema sono infinite, e consente alle banche la produzione di denaro a costo zero. Il sistema andrebbe in crisi soltanto se tutti i correntisti si presentassero allo sportello a ritirare i propri soldi, ma quando ciò accade vuol dire che la banca già è fallita (vedi caso Argentina).
Ovviamente questi meccanismi non vengono svelati perché altrimenti si potrebbe avere una perdita di fiducia nel sistema bancario.
Quindi, in sintesi, la BCE stampa il denaro che è di proprietà dei singoli Stati, cioè dei cittadini dell’Unione Europea, ma si fa pagare non per il lavoro svolto, cioè la mera stampa (come tipografia), ma per il valore del denaro, come fosse di sua proprietà (mentre il denaro è di proprietà dei cittadini). Su questo denaro percepisce, inoltre, un interesse, ma non è una attività contabile dalla quale può percepire un interesse. Infine, sul reddito guadagnato in questo modo, non paga agli Stati nessuna tassa.
Di fatto lo Stato italiano ha un debito pubblico verso un gruppo di privati banchieri che si fanno pagare profumatamente per un mero servizio di stampa e decidono anche il tasso di interesse che applicano al denaro, come quando aumentano il tasso di sconto e lo Stato si ritrova costretto ad inventarsi qualche tassa nuova o aumentare una di quelle esistenti per far fronte al debito pubblico.
Quindi, essendo il creditore, cioè la BCE, sempre lo stesso soggetto (grazie al trattato di Maastricht) ed essendo il debitore, i cittadini, impossibilitato a rivolgersi altrove per il servizio di stampa della moneta, si viene a creare uno Stato sovrano debitore in eterno, con un debito in continuo aumento.
“E' un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema bancario e monetario, perché se accadesse credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina”. (Henry Ford)
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