Come già avevamo accennato, il futuro della musica in rete è senza DRM, cioè senza protezioni. Infatti, ecco i primi coraggiosi passi in tale direzione. Dall’inizio del 2008 Amazon, compagnia di vendita on line, offre gli Mp3 privi di protezione da copia (qualità 256kbit/s), come già era stato annunciato in passato. In sostanza offre oltre 3 milioni di brani musicali privi di protezione digitale, che possono quindi essere caricati su un qualsiasi lettore Mp3.
Questa mossa di Amazon colpisce direttamente ITunes, il portale di proprietà della Apple, che fino adesso ha offerto musica con protezione digitale, e solo una piccola parte del suo catalogo senza DRM. Secondo le analisi di mercato i file musicali privi di protezione sono molto richiesti, e si è avuto un aumento anche del 40% delle vendite di brani in questo formato. MySpace si sta attrezzando per realizzare una piattaforma musicale gratuita, finanziata dalla pubblicità.
Insomma, il futuro della musica in rete sembra essere sempre più senza protezioni. Già con ITunes si era visto che la musica senza protezione si vende di più, nonostante la Apple la facesse pagare più cara, la mossa a sorpresa di Amazon, che offre musica senza protezione ad un prezzo uguale a quella protetta offerta da ITunes, sembra dare un vero e proprio scossone al mercato mondiale. Ad Amazon segue Napster, che offre oltre 6 milioni di brani senza DRM.
Questa direzione intrapresa coraggiosamente da alcune aziende, ci sembra quella giusta, visto che la vendita di musica protetta non ha scalfito la distribuzione illegale di musica. Il motivo è la scarsa appetibilità della musica protetta che rendeva pressoché impossibile utilizzarla con libertà, poteva essere scaricata una sola volta su un solo dispositivo lettore Mp3, e in genere è compatibile solo con alcuni specifici dispositivi. Insomma, davvero poco allettante.
Adesso si prova ad allettare gli utenti con musica davvero libera, una volta acquistato il brano se ne potrà fare l’uso che si preferisce, senza alcuna limitazione.
Il DRM, lo si è capito, non fa vendere la musica, consente solo alla Apple di realizzare un monopolio di fatto sulla musica, con le limitazioni imposte ai brani, leggibili solo dall’IPod. Anche le case discografiche avranno pensato che la via da percorrere è un’altra.
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