Ancora sul diritto d’autore ? Si, perché è uno degli argomenti più rivisitati in questi tempi in cui le major cercano con tutti i mezzi di calpestare i diritti degli utenti a fini di profitto economico.
Di recente avrete letto del nuovo accordo antipirateria raggiunto in Francia dal Presidente Sarkozy. La base di tale accordo sta nei lavori di una commissione presieduta da Denis Olivennes, presidente della FNAC, colosso francese dell’industria dell’intrattenimento, cosa che già pone delle riserve sul lavoro della commissione. Sarebbe un po’ come se si desse alla Fiat il potere di decidere un accordo vincolante per gli operai. Cosa pensate che succederebbe ?
Il metodo, poi, individuato per eliminare il problema della pirateria è un altro punto di grande contestazione. Fino adesso si è sempre parlato di DRM, cioè delle forme di protezione dei file, musica e video, distribuiti digitalmente, per lo più attraverso internet. Invece, la commissione di Olivennes ha stabilito che la lotta alla pirateria si farà con delle tecniche di filtraggio dei contenuti. Detto in due parole, si obbliga i provider (i fornitori di accesso ad internet, cosa che aumenterebbe forse anche i costi dell’accesso) a filtrare tutte le informazioni che passano attraverso le loro reti, analizzando quindi tutti i contenuti e le singole comunicazioni dei cittadini. In pratica, i provider leggeranno tutto quello che noi riceviamo o inviamo tramite internet, e poi decideranno cosa inoltrarci realmente e cosa bloccare. In sostanza non sarà lo Stato a controllare i nostri dati, le nostre informazioni, ma saranno enti privati con scopo commerciale !
Non credo che ci sia molto da commentare a questo. Il Grande Fratello, non quello televisivo, ma quello di Orwelliana memoria, è ormai arrivato.
Basti pensare che già adesso il filtraggio delle email, al fine di valutare se esse contengono spam, consente di inviare email e contenuti pubblicitari mirati (chi guarda siti porno su internet si ritrova la casella piena di mail che rimandano a siti analoghi, chi gioca in borsa si trova le mail relativa a investimenti finanziari, ecc…). Quindi, in pratica, avemmo una sistematica e imposta dalla legge violazione della privacy, con tutta la nostra vita analizzata dai fornitori di accesso a internet. Poi, se questi fornitori useranno le informazioni in maniera non lecita, chi li controllerà ? E se qualcuno attraverso la rete esprime delle posizioni politiche contrarie all’establishment ? Che succederà ?
Invece, il diritto d’autore così come è configurato non può essere mai sovraordinato al diritto alla privacy e alla libertà di manifestazione del pensiero di utenti e consumatori di contenuti digitali.
C’è, però, anche un aspetto positivo della proposta Sarkozy. In genere le major non possono verificare chi scarica contenuti digitali piratati, ma possono, fingendo di essere un utente e scaricando il medesimo contenuto, rilevare l’IP dell’utente che mette in distribuzione il contenuto piratato. Però l’IP che si può rilevare porta solo al fornitore d’accesso, e le major devono chiedere a lui chi è l’utente che commette il reato. La proposta Sarkozy prevede che le major inviino le richieste all’autorità giudiziaria che poi le girerà ai fornitori d’accesso. Almeno così si evitano che le major diventino gli “sceriffi del web”.
Leonardo Chiariglione , padre dell’MPEG, è contrario a questo modo di vedere le cose, a questo controllo troppo invadente da parte delle major. Egli sostiene che il solo fatto che si presenti come un successo l’accordo in cui i fornitori di accesso si impegnano a sperimentare tecnologie per filtrare contenuti illegali sulle loro reti, analizzando quindi i singoli bit delle comunicazioni dei cittadini, sia una cartina di tornasole del progresso degenerativo della nostra società.
Chiariglione propone, invece, l’uso di un DRM interoperabile (http://www.dmin.it/) e rispettoso dei diritti degli utenti, privo degli odiosi aspetti dei primi DRM apparsi sul mercato, che costringevano ad usare il lettore di MP3 di quella casa e non quello di un'altra.
La critica al sistema proposto da Chiariglione, però, verte proprio sulla “apertura” del sistema. Se il sistema viene congegnato come un cosiddetto Trusted Computer , cioè che solo i dispositivi (lettori MP3, lettori DVD, ecc…) autorizzati possono far girare i contenuti digitali, allora si crea un mercato chiuso e facilmente controllabile. Non ci sarebbe più bisogno di controllori, di filtri, di spie, sarebbe il nostro stesso computer a denunciarci appena facciamo girare un film piratato.
La cosa, invece, funzionerebbe se il sistema fosse sufficientemente aperto, consentendo agli autori di scegliere se proteggere o meno le loro opere .
Devo, a questo punto, rassicurare il lettore. Questo in Italia non è ancora possibile, per il momento, perché in Italia i giudici (vedi la vicenda Peppermint), in recenti pronunce hanno stabilito che il diritto d’autore non è sovraordinato al diritto d’autore, e quindi una major non può controllare i dati dei cittadini, questo lo può fare solo lo Stato.
Il problema è che il modello di business attualmente applicato al diritto d’autore e alla distribuzione di contenuti digitali è vecchio, non adeguato alla tecnologia esistente, e le major non vogliono modificare il loro modello di business. Ci dicono che la legge è inefficace nel prevenire i comportamenti di quegli utenti che, non ritenendo di dover pagare il dovuto ai detentori dei diritti d'autore, scaricano contenuti piratati e così inducono un calo della remuneratività dell'investimento nelle opere dell'intelletto. Però tutte le soluzioni proposte fin’ora, consistenti nel creare un ambiente digitale nel quale tali comportamenti devianti non abbiano più nemmeno la possibilità di essere realizzati, impedendoli sul nascere, creano nel contempo il pericolo di un uso distorto di quelle stesse tecnologie di protezione, pericolo che è qualcosa di storicamente accertato e dimostrato (basti pensare alla Sony che per proteggere propri contenuti inserì un rootkit in alcuni cd, infettando di fatto milioni di computer. Ancora adesso la Sony continua a pagare il risarcimento dei danni di quella scelta sconsiderata).
A quel punto viene risposto da parte delle major che l'ordinamento giuridico, opportunamente modificato, provvederà ad adottare le norme che forniranno gli utenti e i consumatori di tutta la protezione di cui hanno bisogno contro tali abusi. Ma, ci si chiede, perché le leggi, tanto incapaci di proteggere i detentori dei diritti di sfruttamento economico delle opere dell'intelletto dagli abusi compiuti dai loro utenti che scaricano contenuti digitali piratati, dovrebbe poi essere in grado di proteggere i consumatori dagli abusi delle major ? Il punto è, che allo stato tecnologico in cui ci troviamo (e basti pensare alla tante schedature illecite che hanno subito gli italiani negli anni !) le leggi non sono in grado di proteggere efficacemente i cittadini dallo strapotere delle aziende commerciali internazionali . Loro lo sanno bene, quello che vogliono è semplicemente spostare il rischio dalle loro spalle a quelle, decisamente più deboli, dei cittadini.
Se c’è qualcuno che deve subire un abuso, questo, dicono loro, sarà il cittadino, non noi !
Al CES (Consumer Electronic Show) di Las Vegas, si è parlato anche della crisi del mercato della musica. Nel 2007 le vendite di cd negli USA, ma anche in Italia, sono scese di quasi il 20%. Vi è di contro la ascesa dei download legali, ma non compensa la crisi in atto. Le major, purtroppo per loro, hanno perso il treno della nuova tecnologia, rimanendo abbarbicate al loro modello vecchio e antiquato, senza capire che la rete avrebbe cambiato definitivamente le cose. Hanno difeso per troppo tempo le loro posizioni di privilegio, e adesso non vogliono perdere nemmeno un euro, per questo provano a vendere anche su internet, non proponendo però un modello semplice per acquistare legalmente. Si creano quindi i DRM, cioè le protezioni che ti impediscono di caricare il tuo file MP3 acquistato legalmente sul lettore MP3 che preferisci, si creano barriere. Invece, se qualcuno volesse scaricare un file da una rete P2P, la cosa è semplicissima. Installi il programma, inserisci il nome del file da cercare, e poi clicchi su Download. Quel file lo puoi mettere dove vuoi, sul cellulare, sul notebook, sul lettore MP3. E’ questa la differenza !
Il futuro è nel download legale da internet, che abbatte notevolmente i costi (ciò comporta che anche i prezzi devono adeguarsi, verso il basso, cosa che la major non vogliono fare). Se scarichi un file legalmente, però, hai diritto a farne quello che vuoi di quel file (tranne venderlo, ovvio), metterlo sul notebook, sul cellulare, sul PC, su un CD, sul lettore MP3, senza limitazioni, quindi senza DRM. Alcune major lo hanno già capito e si stanno muovendo in quella direzione, come la stressa Apple, con ITunes. La musica priva di DRM è l’unica possibilità di sfruttare tutte le tecnologie esistenti al momento, per poterla ascoltare su ogni dispositivo, così finalmente potremo dimenticarci degli aspetti tecnici (come faccio a convertire il file MP3 in un file compatibile con il lettore che mi hanno regalato a Natale ?) e concentrarci sull’ascolto della musica.
In Francia la serie Heroes non aveva il successo previsto, perché i fan scaricavano dalla rete gli episodi americani prima che arrivassero in Francia. Hanno semplicemente messo in vendita a 1,99 euro gli episodi, con i sottotitoli in francese, il giorno dopo che erano stati trasmessi negli USA, per far decollare la serie.
Circa il 70% del traffico internet mondiale è costituito da reti P2P, pensare di arrestare questo fenomeno di massa mondiale, con il filtraggio, con i DRM, le protezioni, ecc…, non è nemmeno immaginabile, a meno che non si voglia criminalizzare l’intera popolazione mondiale (cosa che pare stiano cercando di fare la major, tra l’altro!), l’unica possibilità di combattere la pirateria, è l’offerta di contenuti e di servizi di qualità a prezzi accettabili, non certo la repressione.
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