Qualche tempo fa abbiamo parlato del nuovo accordo antipirateria che si è realizzato in Francia, accordo voluto dal Presidente francese Sarkozy. Tale accordo obbliga i provider a filtrare il traffico degli utenti, verificando se gli utenti violano le leggi, in particolare se scaricano o diffondono contenuti protetti dal diritto d’autore. In casi del genere sarebbe possibile, dopo un primo avvertimento, staccare la connessione internet per l’utente colto con le mani nel sacco.
Il 10 aprile a Bruxelles tale dottrina Sarkozy ha subito un primo punto di arresto, in quanto il Parlamento Europeo ha negato che sia possibile, per una violazione del diritto d’autore, disconnettere un utente dalla rete. In verità già alcune sentenze di tribunale italiani avevano stabilito che nel conflitto tra diritto d’autore e libertà di manifestazione del pensiero, prevale la seconda, in quanto garantita costituzionalmente.
Negli ultimi tempi si è fatta strada la tesi che “Internet costituisce un ampio spazio per l'espressione della cultura, l'accesso alla conoscenza, la partecipazione democratica alla creatività europea, la coesione tra le generazioni grazie alla società dell'informazione”, per cui si invita la Commissione Europea e il Consiglio a “evitare l'adozione di misure in contrasto con le libertà civili, i diritti umani e i principi di proporzionalità, efficacia e dissuasività, quali l'interruzione dell'accesso a Internet”.
Questo non vuol dire che sia diventato lecito scaricare illegalmente file e violare così il diritto d’autore, vuol dire solo che non può essere ritenuto ammissibile punire una violazione del diritto d’autore limitando i diritti personali dell’individuo, diritti di notevole rilievo come quello alla libera manifestazione del pensiero e delle proprie opinioni. Limitare o impedire l’accesso alla rete equivarrebbe proprio a porre una inaccettabile barriera all’esplicazione dei diritti del’individuo.
Si deve quindi impedire una repressione di questo tipo, anche in considerazione del fatto che ormai internet è sempre più uno strumento, non solo di comunicazione e di espressione delle proprie opinioni, ma anche di lavoro, di comunicazione con la pubblica amministrazione e di svago, quindi un mezzo per la crescita dell’individuo. Ma si deve anche tenere conto che molte persone che scaricano illecitamente dei file da internet non lo fanno certo per lucro, cioè per un guadagnano strettamente economico, e in questo caso, si è detto che è preferibile evitare una criminalizzazione eccessiva di questi comportamenti. Rimangono sempre illeciti, ma applicare sanzioni criminali, come la detenzione in carcere, non è certo adeguato ma eccessivamente punitivo.
Non è un mistero che le aziende che distribuiscono film e musica, da tempo cercano di imporre ai governi nazionali soluzioni troppo repressive per proteggere i loro interessi del tutto privatistici, cercando di far passare forme di filtraggio dei contenuti. Ma ciò potrebbe portare ad eccessi.
Nel momento in cui si realizza un filtraggio dei contenuti chi ci assicura che quel filtro non venga usato per impedire la diffusione di idee scomode ai potenti, politici in primis ? Sarebbe l’inizio di una censura vera e propria, un po’ come quella che in Italia da tempo si verifica sui giornali e nelle televisioni.
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