Dopo dieci anni di lotte a colpi di ricorsi, finalmente si ha un punto fermo sul problema delle frequenze TV in Italia. Il 28 luglio 1999, in applicazione della legge n. 249/1997, le competenti autorità italiane rilasciavano ad Europa 7 , oltre che ad altre aziende, una concessione per la radiodiffusione televisiva su frequenze terrestri in ambito nazionale che l’autorizzava a installare ed esercitare una rete televisiva con tecnica analogica. Per l’assegnazione delle frequenze, la concessione rinviava al piano nazionale di assegnazione quale adottato il 30 ottobre 1998. Detto piano non è stato tuttavia attuato, di modo che, pur disponendo di una concessione, Europa 7 (che per l’occasione aveva realizzato investimenti notevoli, creando studi televisivi all’avanguardia, forse i più grandi d’Europa, studi televisivi che, purtroppo, a tutt’oggi sono utilizzati solo affittandoli ad altre televisioni, ed assunse tantissime persone -il piano era di oltre 700 assunzioni- che col tempo si sono trovate per strada), non è mai stata posta dallo Stato in condizioni di trasmettere.
Questo perché, nonostante Europa 7 avesse avuto regolarmente la concessione statale per trasmettere a livello nazionale, le frequenze TV, occupate abusivamente da altre televisioni (in particolare ReteQuattro che non ottenne all’epoca la concessione dello Stato) , non le furono mai assegnate realmente dallo Stato, che, anzi, con una serie di provvedimenti transitori (quindi nessuna concessione) ha di fatto permesso e ratificato la continuazione dell’abuso esistente.
Nel 2002 la Corte Costituzionale, addirittura, aveva imposto allo Stato italiano di liberare le frequenze per Europa 7, ma nonostante tale sentenza lo Stato italiano nulla fece, anzi con una legge del 2004 prorogò ulteriormente la situazione autorizzatoria esistente (La legge 24 febbraio 2004, n. 43, autorizzava le reti eccedenti a proseguire le loro trasmissioni sulle frequenze televisive analogiche e digitali fino alla conclusione di un esame sullo sviluppo delle reti televisive digitali).
Il Consiglio d’Europa nel giugno del 2004 approvò una risoluzione che deplorava l’esclusione di un potenziale operatore televisivo, Europa 7 vincitore della gara pubblica per la diffusione televisiva sulle frequenze occupate. Nel 2006 il Governo Prodi approvò il disegno di legge Gentiloni che, non solo non risolse il problema Europa 7, ma non ne riconobbe nemmeno i diritti.
Il 30 novembre di fronte alla Corte di Giustizia Europea, il Governo Prodi, tramite l’avvocatura dello Stato, fa propria la posizione del Governo Berlusconi e difende addirittura la legge Gasparri.
Il 31 gennaio 2008 la Corte Europea ha dichiarato che l’intero sistema di assegnazione delle frequenze in Italia è “discriminatorio, non trasparente, non obiettivo, non proporzionato”, “contrario al diritto europeo” perché protegge le vecchie TV e impedisce a nuove TV di entrare nel mercato, realizzando di fatto una situazione di monopolio protetto. In sintesi la normativa CE obbliga gli Stati membri a garantire un pluralismo effettivo ed una concorrenza effettiva, nel settore televisivo, basata su un sistema antitrust che, in relazione allo sviluppo tecnologico, garantisca accesso alle reti e pluralità degli operatori, senza possibilità di ritenere legittimi assetti duopolistici del mercato, come invece accade in Italia da troppo tempo.
Le conseguenze di questa decisione possono essere due:
- lo Stato finalmente libera le frequenze occupate abusivamente e le assegna ad Europa 7;
- lo Stato risarcisce i danni occorsi ad Europa 7.
La cosa interessante è che la colpa di questa situazione è di un governo (governo Berlusconi) che ha voluto mantenere una situazione di monopolio di fatto (salvando ReteQuattro anche se non aveva le concessioni statali per trasmettere), adesso si stabilisce che quel comportamento fu illegittimo, e saremo, come al solito, noi cittadini a pagare le spese per ciò che fanno i politici per aiutare se stessi e i loro sodali, saremo quindi noi a risarcire Europa 7 (cosa giusta tra l’altro), e saremo noi a pagare una eventuale multa della CE.
Non bisogna però dimenticare che se il governo di destra compì l’atto illegittimo, i governi di sinistra non hanno mai mosso un dito per sanare la situazione, consentendo così il perpetuarsi di un monopolio di fatto, e l’affossamento di Europa 7, con tutte le conseguenze a carico delle famiglie dei dipendenti di quell’azienda.
Dimenticavo, al momento in cui il Consiglio di Stato, che dovrà recepire la decisione della CE per applicarla, dovrebbe decidere su questa questione, potrebbe essere al governo il centro destra, chissà se il Consiglio di Stato si sentirà di andare contro il Presidente del Consiglio !!!!!
Comunque rimane ancora la speranza che almeno la CE possa imporre ai politici italiani di rendere un po’ più democratica l’Italia.
Intervista al patron di Europa 7.
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