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I 300 milioni forniti gentilmente dai contribuenti italiani per consentire all’Alitalia di andare avanti (male) ancora qualche mese, visto che si è fatto di tutto per non venderla ai francesi, sono praticamente terminati, e urge fare qualcosa d’altro per l’azienda. La Comunità Europea ha aperto una procedura d’infrazione per aiuti di Stato, e quindi si rischia una multa per aver prestato i soldi all’Alitalia, soldi tolti, tra l’altro, alla ricerca scientifica. Gli italiani dopo aver sborsato 300 milioni, dovranno forse pagarne altri perché quel prestito non si doveva fare.
Di fatto la situazione non è felice, nessun passo concreto in avanti è stato fatto fin'ora, a parte aprire il portafoglio degli italiani per lasciare le cose come stanno. Ed anche i dipendenti non sanno più cosa fare, e così organizzano uno sciopero per far sentire la loro voce.
Si è fatta naufragare la trattativa, unica seria, con Air France, senza avere nessuna concreta alternativa, e si è quindi scelto la strada del prestito ponte. Ma purtroppo manca il punto di arrivo di questo “ponte”. Il risultato è che l’Europa ci contesta l’aiuto di Stato, con una procedura di infrazione che potrebbe portare all’ennesima multa a carico dell’Italia, e le altre compagnie europee alzano la voce per protestare contro questa situazione che rende impossibile una reale concorrenza. Come fa, ad esempio Ryanair, a fare concorrenza ad Alitalia se i debiti di Alitalia li paga lo Stato, anzi li paghiamo noi ?
Cosa rimane adesso ?
L’ipotesi di lavoro che si è affacciata nelle ultime ore vede la nascita di una nuova compagnia che ingloberebbe anche AirOne (comunque indebitata).
Non è chiaro ancora chi ci mette i soldi, ma il piano prevede la creazione di una bad company che si assume i debiti di Alitalia, e di una nuova compagnia che prende solo la parte positiva e buona e va a finire nella mani delle banche e delle assicurazioni. Come al solito, i guadagni ai soliti noti, le perdite ai cittadini !
Si potrebbe avere inoltre una totale assenza di competizione per i voli nazionali, con indubbi svantaggi per i viaggiatori. Ma del resto non è cosa nuova in Italia che sono sempre i cittadini a pagare per le colpe dei dirigenti delle aziende.
L’interesse davvero minimo dei politici italiani verso i cittadini italiani è stato stigmatizzato di recente proprio da Ryanair in una recente pubblicità che mostra il dito di Bossi a mo di simbolo.
La creazione di una compagnia del genere, con AirOne, porterebbe a concentrarsi sulle tratte medio-brevi, non le migliori per i vettori aerei. In futuro si potrebbe aprire un tavolo di trattative con un vettore straniero, probabilmente Lufthansa dati i suoi rapporti con AirOne (che fa parte dell’alleanza Star a cui capo c’è proprio Lufthansa). È ovvio che a quel punto, dato il peso di Lufthansa, Alitalia perderebbe la sua italianità, ma all’epoca al governo la cosa interesserà veramente poco. Certo, in quel momento sorgerebbe forte la domanda perché non si è fatto subito un accordo con Air France, con maggiori vantaggi per l’Italia, e perché non si poteva “svendere alla francese” ma si può svendere alla tedesca dopo aver salassato gli italiani. Almeno Air France il prestito ponte lo avrebbe restituito, questo che noi italiani stiamo pagando adesso non lo restituirà mai nessuno.
Altra ipotesi allo studio è un accordo con Air France, e in quel caso la domanda nasce spontanea: perché non lo si è fatto prima ?
Fortunatamente, si fa per dire, la magistratura ha iniziato ad indagare sulla vicenda Alitalia. La procura di Roma, infatti, ha aperto un fascicolo in seguito ad un esposto del Codacons, che ha rivelato come Alitalia sia costata agli Italiani 5 miliardi e 187 milioni di euro nel corso della sua gestione. Il Codacons ipotizza per questo sperpero i reati di malversazione ai danni dello Stato e truffa aggravata per il conseguimento di illecite erogazioni pubbliche. L’indagine della magistratura si dovrebbe focalizzare sulla gestione della compagnia aerea dal momento in cui è stata data in pasto ai privati, evento che la ha portata al collasso. Gli elementi sono ben conosciuti, stipendi di manager da favola pari a 200.000 euro al mese, come quello di Cimoli ad esempio, e buonuscite faraoniche, amministrazioni rovinose da parte di finanzieri che non avevano alcuna competenza in materia di aerei, assunzioni di comodo, e speculazioni come il mantenimento dell'aeroporto di Malpensa.
Non sarà che la spinta decisiva del piano di salvataggio delle ultime ore è data proprio dall’indagine della magistratura appena nata ? Insomma, vediamo di chiudere la cosa qui, prima che si scopra chissà ché e qualcuno rischi (non sia mai !) di pagare per le sue colpe ?
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