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Noi siamo abituati a pensare in termini monetari, nel senso che quantifichiamo tutto. In particolare il PIL è il termine di paragone più usato, per cui un aumento del PIL è, specialmente nella mente dei nostri governanti, un qualcosa da salutare con soddisfazione.
Ci dimentichiamo però che il PIL considera tutto come produzione, più aumenta la produzione e più aumenta il PIL, per cui un incidente fa aumentare il PIL, perché da lavoro ad ospedali, una petroliera che si capovolge fa aumentare il PIL, perché la si dovrà ricostruire e si dovrà ripulire il mare inquinato, il PIL quindi considera gli incidenti, le inondazioni, i nubifragi, tutto ciò che fa aumentare la produzione. Se io compro degli asparagi sotto casa il PIL aumenta poco, ma se li compro dalla grande distribuzione, che casomai li importa dal Perù, allora il PIL aumenta molto, perché nel PIL si considera non solo la produzione, ma anche il trasporto via nave, l’imbustamento, lo smaltimento delle buste di plastica che vanno a finire in discarica o negli inceneritori, e quindi gli asparagi aumentano molto il PIL, ma a noi costano dieci volte di più.
Un esempio classico può essere lo scarto dei supermercati. Dovunque, nei supermercati, nella grande distribuzione, i prodotti vicini alla data di scadenza, poiché i compratori difficilmente li prendono, vengono scartati e finiscono tra i rifiuti, per un totale di centinaia di milioni di euro perduti. Questo scarto di fatto fa aumentare il PIL, ma nel contempo rende tutto più costoso, e noi più poveri perché dobbiamo spendere di più per comprare le cose.
Sarebbe meglio trovare soluzioni a questo scarto, o distribuendo i prodotti prima della scadenza a comunità che hanno necessità di cibo, oppure trovando accordi direttamente con i produttori perché si produca solo il necessario. Questa via è già in atto in molte zone d’Italia, grazie ad una normativa introdotta dalla Finanziaria del 2007, che prevede la facoltà per le regioni di creare mercati locali dove i produttori possono vendere direttamente ai consumatori, senza passare per i distributori, passaggio che fa lievitare enormemente il prezzo, per la necessità di dover ripagare il confezionamento, lo smaltimento delle confezioni e gli scarti.
Altro esempio è dato dalla frutta fuori stagione, che è costantemente presente sulle nostre tavole, siamo abituati a consumare frutta in ogni periodo dell’anno, anche se non è il periodo giusto per quel tipo di frutta, quindi si deve importare dall’estero con un costo notevole di trasporto. E quindi il costo aumenta, ci rende più poveri, ma il PIL sale.
Il PIL, fondamentalmente, è il prodotto interno lordo, cioè è il valore complessivo dei beni e servizi prodotti all'interno di un Paese in un certo intervallo di tempo (in genere l'anno) e destinati ad usi finali (consumi finali, investimenti, esportazioni nette). In esso non viene conteggiata la produzione destinata ai consumi intermedi, che rappresentano il valore dei beni e servizi consumati e trasformati nel processo produttivo per ottenere nuovi beni e servizi.
Il PIL tiene conto solamente delle transazioni in denaro, e trascura tutte quelle a titolo gratuito, per cui sono escluse le prestazioni nell’ambito familiare, quelle attuate dal volontariato (si pensi al valore economico del non-profit) e così via. Inoltre, trattando tutte le transazioni come positive, considera anche i danni provocati dai crimini, dall’inquinamento, dalle catastrofi naturali. Se compri un auto il PIL cresce, ma cresce anche se rimani in coda e consumi più benzina senza muoverti di un metro, se subisci un incidente, se sei ospedalizzato, persino se muori il PIL cresce, per i servizi connessi ai funerali ! Il PIL cresce se si realizza un’autostrada che non porta da nessuna parte, un’opera inutile, perché comunque il lavoro c’è stato, anche se di fatto si sono sprecato milioni di euro inutilmente, che potevano essere usati in tanti modi migliori.
Quindi il PIL non fa distinzione tra le attività che contribuiscono al benessere e quelle che lo diminuiscono. Il PIL sembra un indicatore molto fallace. Forse per lo scopo per il quale era stato creato in origine va anche bene, cioè misurare la produzione interna di un paese, ma si deve comprendere che non può essere usato per altri scopi, certamente non può essere usato per dare una indicazione di benessere di un paese, poiché il PIL non valuta il benessere.
E rilevante considerare che il PIL calcola il deprezzamento sociale come una cosa positiva, per cui se una zona agricola di pregio, oppure un parco nazionale, vengono trasformati in un parcheggio o un supermercato, il PIL vede questa trasformazione come una cosa positiva. Se si costruisce un inceneritore, questo è positivo, perché genera lavoro, produce energia elettrica. Il fatto poi che dall’inceneritore nascerà un crescente inquinamento, e gli abitanti della zona soffriranno di tumori, questo non va calare il PIL; anzi lo fa salire ulteriormente perché gli ospedali, le cure, il lavoro dei medici, entrano tutti nella produzione calcolata dal PIL.
Inoltre, quanto minore è la propensione al risparmio, tanto più cresce il PIL. Ciò spiega perché al giorno d’oggi c’è la tendenza a incentivare tutte le forme di consumo, inventando tanti tipi di pagamenti rateali, proprio per impedire il risparmio che non fa crescere il PIL. Ormai, comprare le cose a rate conviene, perché la gente si indebita, quasi senza accorgersene, e rimane legata all’azienda venditrice per tantissimo tempo. Ovviamente quando dico conviene, intendo che conviene per le aziende non certo per i consumatori. Basti pensare alla storia dei mutui, che con i provvedimenti del nuovo governo sono diventati rinegoziabili. Peccato che di fatto non si fa altro che spostare nel tempo i pagamenti (così la gente rimane legata per più tempo alle banche), con l’aggiunta di ulteriori interessi e quindi maggior danno per i cittadini.
Quindi, sembra ovvio che il PIL, nonostante quello che si dice, non è un buon indicatore del benessere nazionale. Questo concetto lo espresse chiaramente Robert Kennedy in un suo famoso discorso:
“Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow Jones né i successi del Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende l'inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana… Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione e della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidità dei valori familiari. Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali, né dell'equità dei rapporti fra noi. Non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio né la nostra saggezza né la nostra conoscenza né la nostra compassione. Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta”.
Il PIL in sostanza misura il “reddito”, ma il reddito non è, o non è sempre, un buon indicatore di benessere, e questo è l’errore che generalmente compiono gli economisti.
Il PIL sembra strutturato apposta per le aziende, specialmente le grandi aziende, la cui produzione finisce nel calderone del PIL, i cui disastri ambientali, gli inquinamenti di laghi, fiumi, terreni, le guerre indotte dalle vendita di armi, ecc… tutto questo alimenta il PIL, e a noi lo spacciano come il benessere del paese. Ma non è vero !
Per questo motivo negli ultimi anni c’è la tendenza ad affiancare al PIL altri indicatori, come l’Indice di Sviluppo Umano, usato dalle Nazioni Unite per valutare lo stato dei paesi membri. In questo indicatore entrano anche altri fattori, come l’alfabetizzazione e la speranza di vita.
Ma in particolare si è acceso il dibattito attorno alla Decrescita, che indica un sistema di sviluppo basato su principi ecologici invece che su quelli economici che tanti disastri hanno realizzato. L’assunto principale è che le risorse della terra sono limitate, quindi non si può mantenere un sistema basato sulla crescita continua e la produzione incessante, con consumo costante delle risorse della terra, perché questo tipo di sviluppo economico ci porterà, un giorno, a confrontarci con una penuria di risorse che potrebbe essere devastante per l’umanità. I prodromi si notano già adesso, con le principali fonti di energia, petrolio e uranio, che aumentano di prezzo incessantemente perché fonti in esaurimento.
La teoria della Decrescita si basa su alcuni punti fermi:
- la necessità di usare fonti rinnovabili per la produzione di energia, come il solare e l’eolico;
- il fatto che la ricchezza dipende non solo da valori puramente economico, come la produzione ed il reddito, ma anche e soprattutto da forme di ricchezza sociale, come la salute degli ecosistemi, la qualità della giustizia, il grado di uguaglianza, la libertà di manifestazione del pensiero, il carattere democratico delle istituzioni, e così via. La crescita della ricchezza materiale, misurata esclusivamente secondo indicatori monetari, spesso avvenire a danno di queste altre forme di ricchezza cosiddette sociali.
Insomma, la crescita come è intesa dalle teorie esclusivamente economiche, che utilizzano come unico indicatore il PIL, sono forme di crescita che considerano solo la produzione, in particolare quella industriale, per cui mettono da parte, anzi spesso calpestano, le altre forme di ricchezza sociale che dovrebbero, invece, caratterizzare la società umana. Questo errato modo di pensare che ci inducono ogni giorno attraverso i giornali e la televisione, che considera tutto “merce” e ciò che non lo è non è importante (la frutta coltivata nel vostro orto non è merce, anche se è qualitativamente migliore di quella che si trova al supermercato, per cui non aumenta il PIL), va a favore solo delle industrie, ma va a scapito di una vita migliore. Se un’azienda inquina una falda acquifera per produrre beni, quel fatto porta ad una doppia crescita del PIL, per la produzione del beni e per il lavoro poi necessario per ripulire la falda e le cure mediche per il conseguenti malati. Questo è un modo stupido di considerare la vita !
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