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lug 12 2008
Le intercettazioni PDF Stampa E-mail
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sabato 12 luglio 2008

Di recente è stata presentata la legge di riforma delle intercettazioni, seguendo una battaglia mediatica di notevoli proporzioni.
In materia di intercettazioni, però, si fa sempre una grande confusione, in massima parte perché l’informazione non informa a sufficienza, e non si capisce bene di cosa si parla.
C’è innanzitutto da precisare che quando in Italia si parla di intercettazioni, il riferimento non è al numero delle persone intercettate, bensì al numero delle utenze intercettate. Considerando che, per ovvi motivi, i criminali usano molte utenze e le cambiano spesso, a fronte di 120.000 intercettazioni in realtà le persone intercettate sono molto meno, si stima circa 20.000, su 60 milioni di italiani. Un numero davvero esiguo.
Secondo mito da sfatare è che all’estero si facciano meno intercettazioni che in Italia. In realtà in Italia il numero delle intercettazioni viene divulgato (chissà perché !) cosa che non avviene all’estero, o non avviene sempre.

Ad esempio, qualcuno ha detto che negli USA gli intercettati sarebbero solo 1.700. Cosa non vera, perché negli USA intercettano tutte le polizie, federali, locali, la CIA, l’NSA (sicurezza nazionale), l’FBI, ecc… Anzi l’NSA è stata più volte tacciata di fare un uso sconsiderato delle intercettazioni, in particolare attraverso il sistema Echelon, un sistema di sorveglianza globale che arriva ad intercettare tutte le comunicazioni, compreso quelle via internet, e addirittura le email. Il numero delle intercettazioni sarebbe così vasto da rendere impossibile un controllo umano, per cui il cuore del sistema è un software di riconoscimento che analizza migliaia di intercettazioni al secondo alla ricerca di parole particolari (tipo Al Qaida).
In Italia, invece, sono solo i magistrati autorizzati ad intercettare, proprio per evitare abusi della polizia e di altri organismi.

Altro luogo comune riguarda le spese. Si dice che le intercettazioni costano troppo, ma per le per il 2007 lo Stato ha messo a bilancio della giustizia 7 miliardi e 700 milioni di euro, di cui solo 224 milioni sono le spese per le intercettazioni. Quando si parla di cifre decisamente più elevate, non si estrapolano, in realtà, altre spese dalle voci.
Si tenga inoltre presente, che lo Stato italiano è uno dei pochi al mondo che utilizza aziende non statali per le intercettazioni, per lo più la Telecom, laddove sarebbe auspicabile che si dotasse di strutture interne per poter spendere meno e anche per evitare possibili abusi (si ricordi la vicenda delle intercettazioni illegali della Telecom !).
Ma, quand’anche si volesse utilizzare aziende private per queste intercettazioni, non si vede per quale motivo lo Stato debba pagarle, visto che è sempre lo Stato a dare la concessione alle aziende per poter fare telecomunicazioni, per cui potrebbe anche dare la concessione con la clausola di avere le intercettazioni gratis. In fondo, le indagini in banca non costano nulla, perché le intercettazioni devono costare allo Stato ?

Ed infine, l’ultima notazione. Per quanto riguarda il processo ai “furbetti del quartierino” (Antonveneta), il costo delle indagini è stato di 8 milioni di euro, ma i soldi recuperati in risarcimenti versati da 64 indagati per poter patteggiare, sono 340 milioni, quanto basta per pagare le intercettazioni di tutto l’anno in tutta Italia !

Per quanto riguarda la non pubblicabilità delle le intercettazioni, anche quelle pertinenti al processo, l’articolo 2 di questo progetto di legge recita: “E' vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto di atti di indagine preliminare nonché di quanto acquisito, al fascicolo del pubblico ministero o del difensore, anche se non sussiste più alcun segreto fino a che non siano chiuse le indagini preliminari”.
Questo significa che non si potrà pubblicare praticamente più nulla dei processi fin tanto che le indagini non saranno concluse. Cioè, per anni non si potrà mai sapere cosa sta facendo la magistratura. Ciò da un lato consentirà agli indagati di continuare a svolgere le loro malefatte, casomai incidendo addirittura sui procedimenti in corso. Dall’altro lato si sottrae anche il magistrato al controllo su ciò che sta facendo.
Dunque, con questa legge non si potrà più scrivere nulla degli atti giudiziari, quindi non solo delle inchieste, ma anche degli interrogatori, dei verbali, di quello che dice la difesa, di quello che dice l’accusa, dei decreti di perquisizione, degli avvisi di garanzia, dei decreti di custodia cautelare, dei decreti di sequestro, ecc. Tutti gli atti giudiziari dell’indagine diventano non pubblicabili, non segreti, solo non pubblicabili. La nostra legge stabilisce che quando il magistrato li consegna all’avvocato e all’indagato, in quel momento cessano di essere segreti e quindi oggi, giustamente se non sono più segreti, i giornalisti li possono pubblicare. Con questa legge non si vieta di pubblicare ciò che è segreto, che è già non pubblicabile, si vieta di pubblicare ciò che è pubblico. Se un giornalista li pubblica, rischia da uno a tre anni di galera. Più un’ammenda che va a mille e rotti euro.

Anche secondo la stampa estera (traduzione)  “il decreto metterebbe il bavaglio a magistratura e stampa, con la minaccia del carcere per i pm che parlano dei processi e giornalisti i cui articoli usano informazioni estratte da investigazioni. Un nuovo piano per avere migliaia di soldati che facciano le funzioni della polizia in città come Bologna, Trieste e Venezia sembra essere una cortina di fumo per il vero approccio del governo nei confronti del crimine: duro su alcuni reati, ma permissivo su altri. Dietro la cortina di fumo, Berlusconi sta di nuovo raccogliendo i frutti del potere”.
Inoltre, l'assemblea della Federazione europea dei giornalisti ha votato all'unanimità un documento di condanna della stretta sulle intercettazioni voluta dal governo italiano e le sanzioni penali previste contro i giornalisti, iniziativa che mette il bavaglio ai giornalisti e impedisce ai cittadini di essere informati su temi d'interesse pubblico compresi nelle inchieste giudiziaria. Questo modo di procedere è contrario ai principi universali dei diritti dei media e della loro funzione nelle democrazie moderne. I giornalisti, infatti, non devono nascondere le informazioni d'interesse generale, sia originate da fonti libere sia da fonti confidenziali, che essi hanno il dovere di proteggere. Il progetto di legge del governo italiano è contrario alle convenzioni internazionali e alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo.

Se sulle intercettazioni si dicono molte cose, non sempre corrispondenti alla realtà, viene il dubbio che il dibattito sulle intercettazioni sia strumentale a terzi fini. Allora può essere utile ricordare che ci sono alcune indagini che non si sarebbero mai fatte senza le intercettazioni, come ad esempio quelle sulla clinica Santa Rita, la cosiddetta clinica degli orrori. Si dice che è una indagine per omicidio, ma la verità è che, essendo l’indagine nata per falso e truffa, e non essendo questi reati compresi in quelli intercettabili secondo la nuova legge, quell’indagine non si sarebbe mai fatta !
Con la nuova legge, quindi, molti reati prima intercettabili adesso non lo sono più, come le indagini su Fiorani, quelle sulla Popolare di Lodi, Moggi e calciopoli, la Parmalat e tante altre, e anche tutti i reati ambientali non potranno essere sottoposti ad intercettazione. In un periodo in cui il problema dei rifiuti è di rilievo, non ci sembra proprio il caso di eliminare questo importante mezzo di indagine, di fatto spuntando le unghie ai magistrati.
Ma anche alcuni dei processi che toccano il premier non sarebbero approdati a nulla, con la nuova legge sulle intercettazioni. Conviene ricordare che dalle intercettazioni del premier si ricaverebbe un interesse marcato del medesimo sulla gestione della sua azienda (smentendo quanto da lui detto che non si interessa della medesima), ai limiti del lecito, chiedendo favori a dirigenti Rai, e dalle quali nasce un processo per corruzione a carico del premier e del dirigente Rai Saccà.
Secondo la Procura il premier avrebbe usato il suo ruolo per piazzare attrici nella Rai, col fine ultimo di convincere politici di sinistra a passare dalla sua parte e a far cadere il governo Prodi.
Non solo, tutta la vicenda sarebbe anche di competenza del giudice del Lavoro, in quanto il dirigente della Rai, a capo di uno dei settori nevralgici dell’azienda pubblica, avrebbe parlato ripetutamente dei progetti dell’azienda con il proprietario dell’azienda concorrente. In un altro paese il dirigente sarebbe stato rimosso immediatamente, qui invece lo si elogia, nonostante abbia tradito la fiducia dell’azienda. Proviamo ad immaginare un uomo della Microsoft che rivela i progetti futuri (e non pubblici) dell’azienda a Google !!!

La verità è che in Italia l’etica è scomparsa del tutto, e purtroppo si demanda tutto alla magistratura, che non può fare da supplente in tutti i campi.

 

 

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