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Anche oggi tengono banco le intercettazioni sul caso Rai-Mediaset, laddove addirittura il Presidente della Repubblica interviene auspicando che le intercettazioni restino coperte dal segreto istruttorio o comunque non vengano pubblicate.
Nel caso specifico, cioè lo scandalo Rai-Mediaset, al quale il Presidente della Repubblica non si riferisce, come da sue affermazioni, si può dire che il segreto istruttorio non sussiste più poiché le indagini del processo (il fallimento dell’ex sondaggista di Berlusconi), sono concluse, e quindi ai sensi dell’art. 329 del codice di procedura penale, sono pubblicabili.
È comunque rilevante far notare che la normativa attuale in materia, in Italia, è estremamente garantista, ed è stata posta proprio a tutela degli interessi degli indagati.
L’alternativa sarebbe, infatti, che le intercettazioni rimanessero sempre segrete. Cosa potrebbe accadere in un caso del genere ? Che il pubblico ministero potrebbe utilizzare solo le intercettazioni a lui più comode, non portando in giudizio, ad esempio, quelle dalle quali si evince la non colpevolezza dell’imputato. Ecco perché fu posta questa normativa che rende pubblicabili le intercettazioni, proprio perché l’opinione pubblica possa avere un controllo sull’operato del pubblico ministero.
Sullo scandalo degli accordi Rai-Mediaset, ci preme sottolineare che agli atti del processo sui diritti cinematografici risultano le mail dei dirigenti della major USA (Paramount, Columbia) che stigmatizzano pesantemente la situazione di effettivo monopolio in Italia, sostenendo che Rai e Mediaset sono di fatto “un unico giocatore”, con la precisazione che era Mediaset a controllare tutto il panorama televisivo.
Su questo ed altro adesso indaga l’authority per le comunicazioni.
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