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dic 15 2007
La morte dell’informazione PDF Stampa E-mail
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sabato 15 dicembre 2007
Da molto, da troppo tempo in Italia l’informazione non è più libera. In realtà in tutti i paesi che si definiscono democratici vi sono delle tendenze a “normalizzare” l’informazione. E’ ovvio che chi controlla il potere abbia la tentazione a mantenere quel controllo, e per far ciò spesso deve tentare di imporre il proprio punto di vista. La tenuta della democrazia, quindi, dipende spesso da quanto i mezzi di informazione di massa riescano a non farsi guidare, a non farsi controllare.
In Italia, purtroppo, la politica non solo ci ha provato a controllare i mass media, ma spesso ci riesce anche.
Ci sarebbero tantissimi casi da analizzare, casi esemplari dai quali si evince che l’informazione non è mai obiettiva, ma di fatto tende a proporre solo e soltanto la versione dei potenti di turno. Ci sono anche molti giornalisti che sono stati costretti ad andare a casa solo perché dicevano la loro opinione senza essere strumentalizzati, e soprattutto perché “osavano” spiegare i fatti.
Si, il punto è proprio quello, in Italia i fatti ormai sono vietati.
Fateci caso, se si parla di qualche cosa in un telegiornale difficilmente vi dicono il fatto, in genere vi danno direttamente l’opinione di una persona, per lo più un politico, su quel fatto. Mai il fatto in sé.
I giornalisti dovrebbero darci i fatti, poi si potrebbero aggiungere le opinioni, ma di esperti. Negli altri paesi è difficile che si intervisti un politico su un fatto, in genere si intervista un esperto del ramo. A che serve l’opinione di un politico su un fatto quando nella maggior parte dei casi quel politico non sa nulla o quasi di quella materia ? Solo a fare pubblicità al politico e alle sue opinioni, che poi variano facilmente a seconda degli eventi.

L’Italia, quindi, è diventata la patria delle opinione separate dai fatti, solo opinioni, e la cosa più grave è che i giornalisti trovano normale questa situazione. Nessuno dice nulla, nessuno si ribella, e chi lo fa smette di fare il giornalista. Si fa a gara a sentire l’opinione del politico di turno su qualsiasi cosa accada, anche se il politico non ha nulla da dire, non ne sa nulla, tanto l’importante non è quello che dice, ma che lo dica, che appaia, che si faccia pubblicità.

E’ normale, quindi, che si strumentalizzino i fatti, si modifichino i fatti, o addirittura si nascondano, al fine di ottenere un qualcosa a beneficio dei potenti di turno. Caso emblematico è stato l’indulto, se ne è parlato tanto, sostenendo che era utile, anzi necessario, perché le carceri scoppiano, per tanti motivi, ma il motivo principale, se non unico, non si è mai detto, anche se poi lo si è capito ampiamente: per consentire che i potenti che erano incappati nelle maglie della giustizia, la facessero franca, basti ricordare i fallimenti miliardari che hanno interessato le più grandi aziende del paese, e che hanno gettato sul lastrico migliaia di famiglia, a fronte dei quali nessuno, o quasi, dei potenti ha pagato.

Diceva Paul Valery che la politica è l’arte di evitare che la gente si interessi di ciò che la riguarda. In Italia è proprio così. I politici da un lato, pieni di privilegi e spesso sottratti alle leggi, e dall’altra un popolo angariato e che fatica sempre più ad arrivare a fine mese. Ma dai giornali, dall’informazione, tutto ciò non traspare.
In televisione per lo più si vedono fatti di cronaca nera, truculente ricostruzioni di gravi delitti, spesso usati proprio per distrarre l’opinione pubblica dalla realtà, dai fatti concreti, da ciò di cui la gente si dovrebbe realmente interessare: la vita politica.

 

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