800x6001024x768Auto Width
Home arrow Attualitą e Politica arrow La bufala della social card
Menu principale
Home
Rassegna stampa
Cerca nel sito
Notizie
Ambiente
Attualitą e Politica
Arte e Cultura
Computer e Tecnologia
Diritto e Giustizia
Economia e Finanza
Energia
Internet e Web
Salute e Medicina
Societą e Iniziative sociali
Vota il sito

feb 07 2009
La bufala della social card PDF Stampa E-mail
(1 voto)
sabato 07 febbraio 2009

La social card è una tessera prepagata che viene mensilmente caricata con 40 euro ed ha la funzione di aiutare i meno abbienti a pagare bollette e comprare alimentari nei negozi convenzionati.
In realtà ci sono molti punti non chiari nel meccanismo creato con questa social card. Innanzitutto i negozi che hanno aderito all’iniziativa sono davvero pochi (secondo alcuni solo il 5%), a causa dei tempi lunghi (200 giorni) previsti per il rimborso da parte dello Stato. Le categorie individuate dal Ministero sono limitate a panifici, latterie, macellerie, drogherie e piccole catene di supermercati, in genere negozi dove i prezzi non sempre sono convenienti, per cui lo sconto della social card di fatto si vanifica. Un utilizzo conveniente si ha, invece, nel pagare le bollette, utilizzo che garantisce il maggior ritorno per lo Stato in termini di Iva e accise.

Secondo il Ministero la social card costerà 450 milioni di euro annui, ai quali si devono aggiungere ulteriori costi: innanzitutto il costo della spedizione delle lettere (1.300.000 al costo di 30 centesimi per un totale di 400.000 euro), della compilazione del modello ISE presso i CAF, delegati allo scopo dall’INPS, che li paga anche (circa 15, 20 euro a modulo per circa 700.000 domande, per un totale di circa 10.500.000 euro), il costo di produzione della tessera (le Poste le fanno pagare allo Stato circa 1,09 euro, per 2.000.000 di tessere stampata, compreso eventuali carte di riserva, per un totale di 2.180.000 euro, tenendo però conto che Poste Italiane comprano le carte da Meganetwork a Sabaudia, al costo di soli 30 centesimi), il costo per i call center e il personale dello Sportello Amico (circa 2.000.000 di euro) e il costo del servizio di trasferimento fondi fornito da Mastercard per 517.000 tessere (Mastercard non fornisce dati), la percentuale che va all’esercente, circa il 2%, per un calcolo plausibile di 2 milioni di euro, i costi di ricarica, in quanto la carta deve essere ricaricata ogni mese, con una spesa di circa 800 mila euro a favore delle Poste, dove vengono effettuate le ricariche, per un totale di circa 21.000.000 di euro spesi per stampare 2 milioni di carte di cui solo 517.000 sono state realmente attivate, a fronte di scarsi benefici per i meno abbienti.

A tutto ciò si devono sommare le critiche avanzate al sistema di gestione. Le carte sono state inviate a molte persone che non ne avrebbero avuto diritto, e solo in un momento successivo sono stati fatti i controlli e tali carte non sono state attivate. Questo perché la carta spedita per posta è sostanzialmente vuota, si deve avere in seguito l’attivazione e la ricarica di 40 euro direttamente nelle Poste. Però sono state comunque stampate. Non era meglio controllare prima risparmiando così i soldi per la stampa di tante tessere ?

Inoltre, secondo alcuni la social card è andata completamente fuori bersaglio, nel senso che è riservata solo ad alcune categorie di poveri, mentre altre categorie di indigenti, come le coppie con due o più figli, i senza dimora e gli immigrati, non ne hanno diritto, pur facendo parte della popolazione a basso reddito. La social card è riservata per lo più agli anziani, laddove non sono solo questi ad avere redditi bassi, le categorie a rischio sono soprattutto le famiglie con un solo genitore o con più figli, le quali, invece, non hanno alcun diritto alla social card. Da questi elementi parrebbe potersi concludere ancora una volta che in Italia le politiche assistenziali sono penalizzanti per le famiglie, e che si riservano troppo soldi agli anziani. Infatti, da una recente puntata di SuperQuark si ricava che la spesa aiuti alla famiglia in Europa è del 9%, mentre in Italia solo del 4%, mentre la spesa per gli anziani in Europa arriva al 45%, laddove in Italia supera il 65%.

Alla fine di tutto ciò sorge spontaneo domandarsi se non era meglio un aumento delle pensioni o un trasferimento diretto di soldi ai meno abbienti. A voler essere sospettosi, però, si potrebbe dire che in questo modo tutta la filiera, cioè la società che ha realizzato le card, le Poste, ecc…, non avrebbero guadagnato nulla, e pare che alla fine siano solo questi che ci hanno realmente guadagnato. Ovviamente in merito alle politiche assistenziali dell’Italia, si possono nutrire ancora numerose riserve. L’idea della social card, infatti, è una cosa vecchia, infatti fu proposta nel 1939 negli USA. Nel frattempo i disagi continuano e la social card si rivela un vero e proprio pasticcio.

 

Commenti
Nuovo Cerca
+/-
Commenta
Nome:
Email:
 
Website:
Titolo:
UBBCode:
[b] [i] [u] [url] [quote] [code] [img] 
 
 
:angry::0:confused::cheer:B):evil::silly::dry::lol::kiss:
:D:pinch::(:shock::X:side::):P:unsure::woohoo:
:huh::whistle:;):s:!::?::idea::arrow:
 
Please input the anti-spam code that you can read in the image.

3.26 Copyright (C) 2008 Compojoom.com / Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved."




salva l'articolo sul tuo social bookmarking preferito
Salva articolo su SalvaSiti.com!Figo: lo DIGO!Segnala su Segnalo.com!Segnala su OK Notizie!Digg!Del.icio.us!Google!Live!Facebook!Technorati!Furl!Yahoo!
 
< Prec.   Pros. >
Pił commentate
Advertisement