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Se non siete giovanissimi, e avete dei figli, e non avete mai usato un videogioco, allora probabilmente sarete rimasti un po’ preoccupati leggendo quegli articoli sui giornali che descrivevano come un ragazzo avesse ammazzato la sorella ispirandosi ad un videogioco, oppure di quel giovane che ha fatto una strage in classe ispirandosi ad un altro videogioco.
Si, forse siete preoccupati dei videogiochi, e del fatto che vostro figlio passi molto, troppo tempo davanti ad un videogioco. Poi lo vedete giocare e scoprite che il videogioco in questione contiene violenza, sparatorie, armi. Ma davvero fanno male i videogiochi ?
In realtà, come al solito, sui giornali si scrive per scandalizzare, si amplificano i fatti, si evidenziano le situazioni anomale e paradossali, poiché la normalità, è ovvio, non fa notizia. In qualche caso esagerano, talvolta è anche capitato che inventassero la notizia. Ad esempio, in merito ad un noto videogioco horror giapponese, venne scritto che vinceva il gioco chi seppelliva la protagonista, additandolo quindi come un gioco diseducativo. Ovviamente non era affatto vero!
I genitori sono molto preoccupati, ma ciò è normale, perché in realtà non capiscono cosa accade ai loro figli. Le nuove generazioni sono molto legate all’elettronica, ad internet, ai videogiochi, le vecchi generazioni non ne sanno nulla, faticano anche ad usare un cellulare, e per questo non comprendono il mondo dei figli, molto lontano dalla loro realtà, e tutto ciò che non si comprende viene considerato come pericoloso. I videogiochi, del resto, si prestano bene ad essere strumentalizzati, perché se si osserva solo una schermata è facile imbattersi in qualcosa di violento.
Allora qualcuno ha pensato di ribaltare la situazione, analizzando davvero se i videogiochi possono fare male. Marc Prensky ha scritto Mamma non rompere sto imparando!, titolo illuminante. Nel libro analizza numerose situazioni e giunge alla conclusione che i giochi spesso possono essere fonte di crescita dei bambini.
È ovvio che un bambino dalla personalità disturbata può subire una cattiva influenza da un videogioco, ma potrebbe accadere anche seguendo la televisione o leggendo il giornale. C’è molta più violenza in televisione che nei videogiochi. Come per la televisione, anche per i videogiochi dovrebbero essere i genitori ad affiancare i figli e spiegare le cose, dando una base morale alle scelte che i videogiochi impongono. La televisione, invece, consente meno tutto ciò. Davanti ad un telefilm, il bambino non sceglie, é la televisione che sceglie per lui. In un videogioco è sempre il bambino che sceglie cosa fare.
Quindi, il primo punto a favore dei giochi è che il bambino viene posto dinanzi a delle scelte, e ciò lo fa crescere, impara a valutare le situazioni e scegliere in base agli elementi che ha a disposizione.
Ma vi sono anche dei videogiochi estremamente educativi, alcuni che insegnano le basi dell’economia, altri che insegnano delle nozioni di base di pronto soccorso (i giochi di guerra). Nel libro di Prensky vi sono moltissimi esempi di questo tipo.
Fondamentale è sempre che un genitore affianchi il figlio che gioca, per dargli la base morale per le sue scelte e le sue azioni. Non è necessario che il genitore giochi con lui, è importante che passi del tempo con lui.
La verità è che spesso i genitori di oggi non hanno tempo a sufficienza per i figli, e quindi li parcheggiano davanti alla televisione, davanti ad internet o ad un videogioco. Ma in questo modo, un bambino, se non ha un confronto su dei temi sorti dal gioco, può facilmente perdere il contatto con la realtà, e confondere gioco (o televisione) e realtà, da ciò le azioni terribili che poi vengono additate come “ispirate” da un videogioco.
Non è nemmeno utile eliminare i giochi violenti o che contengono personaggi malvagi, tanto violenza e malvagità fanno parte della realtà, il bambino prima o poi ne verrà a contatto. Il gioco fornirà gli spunti per far discutere i genitori col bambino, somministrandogli insegnamenti utili.
Atteggiamento errato è vietare un gioco, prima di tutto perché il bambino finirebbe davanti alla televisione che è un ottimo oggetto di intrattenimento, ma non forma alcuna coscienza, imponendo passivamente dei contenuti al bambino, ma anche perché, come è ovvio, il gusto del proibito lo porterebbe comunque verso il gioco, casomai a casa di amici.
Per concludere, quindi, Prensky sostiene che i videogiochi non solo non facciano male, ma anzi siano utili per la crescita dei bambini, in quanto possono incrementare le facoltà intellettuali importanti per la fase di apprendimento e di sviluppo dei ragazzi, come il problem solving, la comunicazione online, il miglioramento dei riflessi condizionati, la capacità di analisi e l’abilità nel correre rischi in modo prudente. Secondo Prensky oggi i migliori medici, i migliori avvocati, i migliori disegnatori di montagne russe sono proprio coloro che nel loro percorso di crescita hanno giocato ai videogame.
In fondo, se ci pensiamo bene, un videogioco è un modo per calarci nella realtà, una realtà alternativa a quella in cui viviamo, quindi non è solo per divertirsi, ma anche per capire regole di altre realtà alle quali generalmente non possiamo accedere, e per comprendere le regole sociali che saremo chiamati a rispettare in futuro. I videogiochi, in sostanza, sono anche veicoli di valori intorno ai quali sono costruiti meccanismi narrativi, storie nelle quali i bambini si immedesimano, e giocando apprendono nuove cose.
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