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apr 22 2009
I giornali stanno morendo PDF Stampa E-mail
(1 voto)
mercoledì 22 aprile 2009

Tra le tante cattive notizie derivate dalla crisi, una notizia forse non è proprio tanto cattiva, a ben pensarci: i giornali stanno morendo!
Dall’inizio dell’anno la pubblicità sui giornali è calata del 30-40%, i lettori sono sempre più rari, e si vendono circa il 20% in meno di copie.
Per sopravvivere i giornali italiani si basano ormai quasi esclusivamente sulla carità che fa loro lo Stato (cioè noi cittadini!), elargendo milioni e milioni di euro a moltissimi giornali, senza un reale criterio di finanziamento. Tanto che molti giornali aprono al solo fine di ottenere tali finanziamenti. Già ci sembra di vedere i vari direttori in fila a Palazzo Chigi a chiedere qualche spicciolo. La preoccupazione è che, taluni di questi, potrebbero essere disposti a fare qualsiasi cosa per avere qualche soldo in più: forse anche ad ammaestrare le notizie e favore di chi gli dovrà elargire l’elemosina ?

Nel 2008 le aziende editoriali hanno aumentato le perdite, fino a 103 milioni, il doppio rispetto al 2007. A gennaio 2009 la perdita di pubblicità è di circa il 25% rispetto al gennaio 2008. La crisi però non tocca tutti, infatti i settimanali di motori, moda e gossip ancora se la cavano, ma i quotidiani, quelli che si occupano di cronaca e attualità, soffrono troppo la concorrenza della televisione, che detiene al momento il 58% della quota pubblicitaria, mentre ai quotidiani va il 20% (periodici 15%).
Per questo gli editori chiedono a gran voce sgravi fiscali, agevolazioni per la pubblicità e così via. Il governo al momento avrebbe offerto circa 20 milioni. Questi soldi verrebbero utilizzati per il prepensionamento di molti giornalisti in posizioni elevate, così consentendo un notevole risparmio agli editori. Insomma lo Stato pagherebbe le pensioni dei giornalisti.

Anche la discesa in borsa dei titoli dei gruppi editoriali è notevole. Nei primi due mesi e mezzo del 2009 Rizzoli Corriere della Sera ha perso il 43%, Mondadori il 33%, L’Espresso il 42%. Si prevede, a questo punto, che vari quotidiani dovranno chiudere. Ovviamente questo è un problema per l’occupazione, ma non ci sentiamo di essere preoccupati, invece, per i direttori e le grandi firme dei quotidiani. I soliti noti che vediamo ogni giorno anche in TV come opinionisti a tutto campo, super esperti in grado di discettare di tutto e tutti, potranno scendere nell’agone internettiano e verificare la loro popolarità reale, con un bel blog o un giornale online.
La cosa è semplice, perché in rete, a differenza dei giornali cartacei, la crisi non si avverte o si avverte meno, anzi la pubblicità si sta spostando sui giornali online. Negli USA alcuni giornali online guadagnano anche 75.000 dollari al mese. Un esempio da seguire è l’Huffington Post.
Quindi, i grandi nomi della carta stampata italiana potrebbero fare come fanno molti loro colleghi esteri e mettere la loro credibilità e competenza in un sito internet, ottenendo pubblicità a fronte del numero di accessi giornalieri. Certo lì la cosa sarebbe davvero dura, non ci sarebbe più mamma Stato che conferisce agevolazioni, sgravi fiscali e provvidenze a pioggia anche se non si vende nemmeno una copia, ma occorrerebbe davvero essere competenti, autorevoli, e conquistare col sudore i propri lettori. In rete, infatti, è il lettore che paga, attraverso la pubblicità, nessun’imprenditore metterebbe pubblicità su un sito che non visita nessuno. Ecco che la lotta sarà davvero dura, e probabilmente non sarà più ammesso fare da zerbino per il potente di turno.
Quanti di loro ce la faranno ?

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bruno  - video   |2009-04-22 19:02:51
Per il primo video attivate i sottotitoli (sono in italiano) per sapere cosa
dice.

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