Si può essere stati a favore o contro, nella vicenda di Eluana Englaro, ma una cosa è certa, il modo come tantissimi hanno trattato quella vicenda è tutto fuorché dignitosa. Sulla vicenda in questione mi affido alle parole dello scrittore Saviano tratte da un articolo di El Pais (leggete qui la traduzione perché è stato riportato purtroppo incompleto dalla Repubblica).
Ovviamente gran parte della colpa dipende da come la vicenda in questione è stata trattata dai media nazionali. Ligi all’idea che lo scontro delle opinioni, la lotta, il contrasto rude e duro è quello che rende in termini di visibilità e che fa vendere, i media nazionali si sono inseriti con la delicatezza di un elefante in una cristalleria, soffiando sul fuoco, alimentando la polemica fino a portarla ai massimi livelli, e soprattutto distribuendo palesemente notizie false in merito alle reali condizioni della ragazza. Alcuni giornali e molti intervistati, anche alcuni dei politici che più hanno espresso le loro opinioni sul caso, non avevano alcuna idea delle reali condizioni della ragazza, e addirittura lo affermavano senza timore che qualcuno gli dicesse semplicemente: “ma se non sa di cosa sta parlando, perché ne parla ?”.
Ormai è la logica dell’informazione, dire tutto di tutti, esternare su tutto, soprattutto su quello che non si conosce. L’Italia è la patria delle opinioni a scapito dei fatti, ormai sommersi sotto quintali di grida insulse, in Italia si intervistano i politici su tutto, anche su quello che non sanno, che non conoscono e che non gli interessa in alcun modo.
In un altro paese, più serio, più democratico, meno controllato dalla politica, si intervisterebbero gli esperti, nel caso specifico i medici, che soli possono dare delle indicazioni reali su una questione. In Italia no, si intervistano i politici, perché si fa a gara a chi concede loro maggiore visibilità, forse speranzosi di qualche ritorno in qualche modo.
La vicenda in realtà è stato lo strumento per togliere da mezzo una buona legge ferma da troppo tempo in parlamento e sostituirla con un’altra legge sul testamento biologico, che subisce critiche da troppe parti del paese. La legge che in questi giorni è all’esame dei due rami del parlamento, che si occupa del cosiddetto testamento biologico, infatti, ha molti, troppi punti che appaiono in contrasto con i principi sui quali si basa il nostro ordinamento, una legge che, a sentire il Prof. Rodotà, azzera la rilevanza della volontà della persona.
Chiariamo innanzitutto i termini del problema, secondo il testo attuale della proposta di legge, la DAT (Dichiarazioni Anticipate di Trattamento), cioè quello che comunemente si chiama testamento biologico, deve essere redatta esclusivamente dinanzi ad un notaio con la necessaria presenza di un medico, ed affidando al notaio una serie di controlli burocratici. La DAT vale solo 3 anni, dopo i quali scade e non ha più alcun valore, quindi deve essere riscritta dinanzi al notaio, sempre con il medico presente. Questa burocratizzazione delle volontà del soggetto già rende l’idea della difficoltà di questa operazione. Quanti faranno una cosa del genere ?
Infine, il medico può disattendere l’applicazione delle volontà espresse nella DAT, rifacendosi ad un collegio di medici che deciderà. Comunque il parere del collegio non sarà vincolante, il quale medico non sarà tenuto a porre in essere prestazioni contrarie alle sue convinzioni di carattere scientifico e deontologico.
Secondo il Prof. Rodotà, questa legge è “incostituzionale, nega del tutto la sovranità della persona sulla propria vita nella fase del morire, burocratizza e, in questo senso banalizza le direttive anticipate e, come è stato detto da molti, ci fa fare, si è detto, un passo indietro di 40 anni, molto di più, ci fa fare un passo indietro rispetto a quella che era stata la conquista progressiva da parte della civiltà giuridica, del diritto della persona di decidere sulla propria vita.
Il corpo del paziente torna completamente nelle mani del medico, e si era detto, proprio grazie alla rilevanza del consenso della persona, che era nato un nuovo soggetto morale. Ora questo soggetto morale, cioè l’individuo con la sua libertà, è cancellato da questa legge; quindi è un passaggio culturalmente e politicamente molto più grave di una semplice disciplina restrittiva del testamento biologico, direttive anticipate come qui sono chiamate”.
Il succo del discorso sta nel fatto che sarà il medico a decidere quale trattamento è proporzionato o meno alla salvaguardia della salute del paziente, per cui anche una valutazione del paziente potrà essere sempre disattesa. Di contro il medico si troverà caricato di notevoli responsabilità dal punto di vista giuridico, responsabilità sottratte ovviamente al paziente e ai suoi parenti, per cui al fine di evitare problemi a suo carico, nella maggior parte dei casi sarà portato a mantenere in vita nonostante tutto un paziente, per non essere additato dall’opinione pubblica, o peggio da un giudice, come “assassino”. Questo farà sì che la volontà del paziente non avrà più alcun valore, e potrà essere disattesa dal medico curante.
Il risultato finale sarà che diverrà inevitabile il ricorso all’autorità giudiziaria che dovrà sciogliere il nodo e stabilire cosa e lecito e cosa non lo è. Insomma, questa legge avrebbe dovuto evitare quello che è accaduto poco tempo fa ad Eluana, ma invece si ritorna lì. Avremo sempre dei nuovi casi simili con pazienti che finiranno per essere sballottati tra medici e giudici (e non dimentichiamoci che i giudici sono intervenuti proprio perché il parlamento non ha mai voluto occuparsi della questione!) per decenni, con l’unico risultato certo che proprio la dignità sarà mancata del tutto.
Altro punto controverso è proprio l’indicazione che alcuni dei trattamenti utilizzati nel caso Englaro vengono, per legge, “non possono formare oggetto di Dichiarazione Anticipata di Trattamento”. Qui, al di là di ciò che ogni singolo cittadino possa credere, il discorso è semplice da fare, si tratta di decisioni che spettano ai medici e soltanto a loro, si tratta di valutazioni che solo un medico può fare, e generalmente la comunità scientifica si è attestata sull’opinione che siano trattamenti sanitari e come tali vanno trattati.
In sintesi, l’impressione è che questa legge burocratizzi il testamento biologico, di fatto impedendone l’uso e creando difficoltà nell’applicazione invece di avere maggiore rispetto per l’autonomia della persona e valorizzarne le volontà. Questa legge, invece, fa si ché lo Stato entri nelle decisioni più personali ed intime delle famiglie, ma non nel senso di aiutare le famiglie in difficoltà, bensì nel senso di burocratizzare tutto e ponendo paletti all’estrinsecazione della volontà del singolo individuo, imponendo le scelte dall’alto senza alcun rispetto per la persona. E tutto ciò appare in contrasto anche con l’articolo 32 della Costituzione che recita: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
Il mio modesto parere è che in vicende come quella di Eluana Englaro, giudice dovrebbe essere, con il supporto dei medici, il padre. Sinceramente sono terrorizzato dal solo pensiero che della mia vita possa un giorno decidere un perfetto sconosciuto, sia esso un ministro od un vescovo, invece delle persone che realmente mi conoscono e mi amano, come mio padre, mia madre, mio figlio. Ne va del rispetto della persona umana.
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