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Il fenomeno del bullismo è salito alla ribalta negli ultimi anni anche in Italia. Il Rapporto di indagine 2006 della Società italiana di pediatria su "abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani" evidenzia tra le cause del comportamenteo violento dei ragazzi, il divario sempre più ampio tra il mondo dei genitori e quello dei figli, una situazione talvolta di vera e propria incomunicabilità.
Il 24% degli adolescenti giudica un fifone o una spia chi ricorre ad un adulto per denunciare un episodio di bullismo, oltre il 50% ritiene che i genitori non debbano influenzare i figli su vari argomenti. L'intervento dei grandi è giudicato positivo e legittimo, dal 70% degli adolescenti, solo in materia di abitudini alimentari. Il 66% ritiene le regole imposte dai genitori adeguate ai propri deisderi, segno che la famiglia risulta sempre meno incisiva, se non addirittura assente. Solo il 21% desidera trascorrere più tempo con i genitori, il 12% vorrebbe addirittura passare meno tempo con loro. Molti adolescenti passano gran parte del loro tempo in compagnia della televisione oppure navigando su internet (l'80% degli adolescenti ha una connessione a casa). Gli adolescenti nel 60% dei casi si rivolgono agli amici per risolvere i loro problemi, il 9% tiene per sé il proprio problema. In materia di educazione sessuale il 76% impara dai compagni di classe. Una sempre maggiore rarefazione dei rapporti tra genitori e figli crea una crescente incomunicabilità, che comporta l'impossibilità per i figli di accedere all'esperienza di vita dei propri genitori. D'altro canto si deve anche segnalare una sempre minore abilità dei genitori ad affrontare i problemi dei figli, spesso risolti con sbrigatività o addirittura indifferenza. Spesso accade che il genitore, troppo preso dai suoi problemi, minimizzi grandemente quelli del figlio ("in fondo è un ragazzo ancora, gli passerà"), dimenticando che pur se essi sono in assoluto problemi minori, per il figlio sono i veri problemi. La responsabilità nella creazione del bullo è spesso del genitore ed è legata a carenze di attenzione al figlio e ad assenza di risposte ai suoi problemi. Quindi il figlio cerca risposte altrove, con i metodi che ritiene più congrui, spesso danneggiando altri. La differenza con il passato non è data tanto da una maggiore violenza dei ragazzi di oggi, ma dagli strumenti di cui il ragazzo si può servive, come il telefonino od il computer collegato ad internet, cosa che gli consente di colpire seriamente altre persone, e in gran quantità. E' ovvio che spetta al genitore insegnare al figlio il corretto uso di questi strumenti. Un altro aspetto che deve essere posto in evidenza è che spesso sono proprio i genitori a pagare per le colpe dei figli, in particolar modo in caso di commissione di un reato. Si possono configurare due ipotesi, la culpa in eligendo, cioè quando si riscontra una educazione insufficiente ad impostare una corretta vita di relazione, e la culpa in vigilando, cioè l'incapacità di impedire l'azione criminosa usando la normale diligenza del buon padre di famiglia. Si tratta in entrambi i casi di ipotesi di responsabilità oggettiva. Il genitore va esente da responsabilità solo se riesce a provare di non aver potuto impedire il fatto, provando di aver esercitato la massima vigilanza possibile sul minore (vedi Corte di Cassazione, sentenza della seconda sezione civile, n. 6685 del 24/1/07), e di aver impartito una educazione consona alle proprie condizioni sociali e familiari. L'indole irascibile del bambino è considerata un grave indizio di culpa in eligendo (vedi Corte di Cassazione, sezione terza, sentenza n. 8421 del 8/2/07). Le ragione che inducono comportamenti ritenuti rischiosi (secondo la Società Italiana di pediatria): - per dimostrare coraggio maschi 80,2% femmine 81,8% - per sentirsi grandi maschi 67,1% femmine 75,7% - per sfida con gli amici maschi 68,1% femmine 70,2% http://www.guidagenitori.it/guidagenitori/home.jsp?openDocument=3702&parent1=151&parent2=147&docs=147
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