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lug 31 2008
Intervista a Simone Di Maggio PDF Stampa E-mail
(14 voti)
giovedì 31 luglio 2008

Simone Di Maggio è l’autore del libro “Avevo sei anni e mezzo”edito da Fazi Editore, una toccante confessione di una vittima della pedofilia, un ragazzo ormai adulto che combatte i suoi demoni personali, e li sconfigge raccontando la sua vita agli altri.


Ciao Simone, prima di tutto vorrei parlare del tuo libro, come nasce, perché nasce. Tu stesso sul tuo blog parli della necessità di “nascondere il dolore”. Come mai, allora, hai voluto rinverdirlo e riproporlo all'interno del tuo libro, raccontandoti ?

Mi sono confrontato con molte persone che hanno subito abusi attraverso il mio blog.
Ho deciso di pubblicarlo per lanciare un messaggio e perché mi hanno spinto loro a farlo tramite un sondaggio che avevo messo.
Ho pensato che potesse servire ad aiutare altre persone e così l’ho fatto, calpestando la paura e la vergogna che mi costringevano a nascondere questo dolore.

Cosa provi adesso che è uscito il libro che parla della tua vita, quanto è stato doloroso parlare di te, di ciò che hai dovuto subire, mettere tutto te stesso alla mercé degli altri ?

Ogni sera leggo le mail che mi arrivano.
Sono molte le persone che hanno letto il mio libro e che vogliono comunicare con me.
Questo mi rende molto fiero perché sono tutte mail di complimenti, sia per il contenuto e il messaggio sia per com’è scritto.
Sono davvero felice e soddisfatto del mio libro.
Sicuramente è stato doloroso ricordare tutto ma so che serve ad altre persone e questo mi rende forte.

Il libro si intitola “Avevo sei anni e mezzo”, a ricordare quando per la prima volta l’orrore ti toccò per mano. Cosa prova un bambino di quell’età quando il suo mondo semplice viene sconvolto da qualcosa che lui non riesce nemmeno esattamente a capire ? Tu cosa provasti ?

Un bambino di sei anni vede tutto come un gioco.
Nel mio caso la sua irruenza, i suoi versi, il suo agitarsi mi hanno spaventato e in quel momento mi sentivo molto confuso, stranito.
Cercavo di capire perché mio padre non avesse mai avuto quel tipo di attenzioni su di me e non capivo più niente, era solo un incubo o era tutto reale ?
Avevo anche rimosso tutto, il mio cervello aveva chiuso tutto in una botola, una stanza come scrivo nel mio libro.
Solo successivamente, tramite l’ipnosi regressiva, ho “sfondato” quella porta per scoprirne i segreti e ho ricordato tutto, vivrà dentro me per sempre.
Secondo me bisognerebbe insegnare ai bambini, già negli ultimi anni d’asilo, attraverso il gioco, quali sono i gesti normali e quali quelli da raccontare ai proprio genitori o persone vicine.

Ma un bimbo a quell’età capisce che è una cosa sbagliata, si rende conto di quello che gli accade ? Tu sapevi, comprendevi che era una cosa sbagliata ?

No, non lo sapevo, come ho già detto sopra pensavo più ad un gioco e pensavo al momento del tegolino, nessun altro pensiero mi passava per la testa.
Avevo fiducia.
Penso che nessun bambino sia in grado di capire cosa gli stia accadendo e a comprenderne il motivo.

Come mai non hai pensato subito a raccontare la cosa a qualcuno, un parente, un amico ?

La paura e la vergogna sono due amici della pedofilia.
Non riuscivo ad aprirmi con nessuno.
Il pedofilo faceva in modo che mi sentissi in colpa, che mi vergognassi della situazione creatasi e che avessi paura di parlare.
Diceva che ero omosessuale e che lo cercavo.
Si è creato un processo mentale, un blocco, che mi ha fatto chiudere in me stesso.
Fino a quando non si è scatenato qualcosa.
Gli attacchi di panico.

I tuoi genitori, per quello che tu puoi ricordare, si resero conto che qualcosa non andava ? Che avevi qualche problema ? Ti hanno mai chiesto all’epoca se stavi bene ?

I miei genitori e mio fratello sono delle persone splendide.
Mi sono sempre stati vicini e hanno cercato più volte di aiutarmi.
Ma senza i binari un treno dove va?
Io non riuscivo a parlare nemmeno con loro.
Anzi, a maggior ragione, non volevo dar loro una delusione.
Hanno sofferto tantissimo per me, per i problemi che ho avuto e mi sembrava già abbastanza.
Li vedevo star male spesso per colpa mia e i sensi di colpa si aggiungevano agli altri e così tutto mi sembrava non finire mai.
Quando ho rivelato il tutto sono sicuro di aver restituito un po’ della felicità che gli avevo rubato negli anni.

Quali conseguenze porta in genere un abuso sessuale nella vita sociale di una persona ? Negli anni seguenti, man mano che crescevi, cosa ti accadeva internamente, psicologicamente, come reagivi nei confronti di questa terribile cosa che ti portavi dentro ?

Io ho avuto dei problemi di attacchi di panico in primis.
Con grande dispiacere ho trattenuto spesso dei gesti d’affetto verso le figure maschili della mia famiglia.
Ci sono anche persone che reagiscono in maniera differente,
con violenza, abusando a loro volta di altre persone.
Sicuramente ci sono problemi in campo sessuale.

Nel tempo hai cominciato ad avere problemi psicologici ? Hai parlato di attacchi di panico.

Si, il primo mi ha colto di sorpresa in un giorno di vacanza, al mare.
E’stato bruttissimo, un’esperienza davvero dolorosa.
Gli attacchi di panico mi hanno accompagnato per parecchio tempo e non nego che ancora oggi mi porto dietro una sorta di ipocondria.

Hai provato ad annegare i tuoi ricordi nell’alcool ?

Si, mi è capitato.
Quand’ero più “piccolo”, intorno ai 20 anni.


Che rapporti avevi con gli altri, rapporti normali, oppure questa cosa influiva ? Suppongo minasse la tua fiducia nelle persone, in particolare i maschi.

Sono ancora diffidente con tutti inizialmente, non mi sbottono mai con facilità.
Gli amici veri li posso contare sulle dita di una mano, sono molto legato alla mia famiglia e a mia moglie.

Come erano i rapporti con tuo padre ?

Io a mio padre sono molto legato, e lui tiene moltissimo a me.
Non mi ha mai fatto mancare nulla.
E’ un uomo straordinario e io ne ho molta stima.
Mi dispiace moltissimo che, per colpa di quella persona, io non gli abbia dato tutto ciò che avrei voluto, ma mi sono sempre limitato.
Ho un rapporto di grande rispetto e ancora oggi, che sono sposato, e vivo da un’altra parte, cerco sempre i suoi consigli per ogni cosa.

E con le ragazze ?

Non avevo preferenze nelle amicizie, anche se i problemi più grandi (tranne il mio segreto sul falco) li discutevo con le ragazze perché le trovavo più sensibili e non rischiavo di essere deriso con superficialità.
Non ho mai temuto di essere omosessuale.
Ho avuto parecchie storie in passato e non ho mai provato attrazione per alcun uomo, nemmeno per il falco.
Era lui che mi confondeva i pensieri martellandomi la mente con questa insinuazione.

Quando è accaduto che hai capito, compreso perfettamente, che quello che ti era accaduto era sbagliato, e non sarebbe dovuto accadere. Cosa hai provato allora ?

Intorno ai 15 anni.
Per paura che tutto ciò che avevo passato potesse capitare a mio fratello.
Ho minacciato il falco di non avvicinarsi a lui e nemmeno più a me.
Ho cominciato a pensare e a capire che ero stato vittima di abusi.
Ho provato dolore e sofferenza, ma non riuscivo lo stesso ad aprirmi, avevo molta confusione in testa.
Stavo davvero male.
Poi con il primo attacco di panico è scoppiato tutto il resto.

Come ha influito tutto ciò nel rapporto con la tua fisicità, il tuo corpo ?

Mi capitava spesso di trovarmi sotto la doccia a sfregare con forza ogni parte del corpo che era entrata in contatto con lui.
Mi lasciavo dei segni addosso, dei graffi.
Mi sentivo talmente sporco che quasi mi toglievo la pelle, mi facevo male.

C’è stato qualche momento in cui hai pensato che quello che ti è accaduto poteva essere, anche in parte, colpa tua ?

Sempre.
Ero convinto di essere io il colpevole di tutto quello che mi era accaduto.
Questo mi inculcava lui nella mente.

Il falco, come lo chiami tu, come ti faceva sentire, cosa ti diceva per impedirti di allontanarti da lui?

A 11 anni mi ha ricattato, si è impossessato della mia mente.
Mi faceva credere di essere omosessuale per cedere alle sue richieste.
Mi diceva che ero io a dovermi sentire in colpa, ad aver paura e vergogna perché lui poteva raccontare tutto alla mia famiglia, ai miei amici e io sarei stato allontanato da tutti.
Si crea poi un rapporto strano.
Non si riesce a descrivere, solo le vittime possono capire cos’è.

Ne avevi paura ?

Avevo molta paura di lui, ma più sul lato psicologico che fisico.
Io sono sempre stato un ragazzo sensibile e lui ha capito che poteva colpire sotto quel lato e tenermi sotto le sue grinfie.
Ero disgustato da tutto ciò che succedeva in quegli attimi ma me ne davo la colpa e non odiavo lui, ma me stesso.

Tua moglie ti ha aiutato molto, suppongo, ad uscire da tutto ciò ?

Mia moglie è il vero amore, quello che incontri una volta nella vita e si prende la chiave del tuo cuore.
Quello che ti fa dimenticare il passato solo con uno sguardo.
E’ una donna speciale che mi è stata vicino anche nei momenti dove qualunque altra persona mi avrebbe abbandonato.

Tu hai detto di esserti sottoposto all’ipnosi regressiva. Come mai ci sei arrivato ? Non avevi paura di quello che avresti potuto scoprire, le paure che potevi liberare dentro di te ? E ti è servita ?

Mia moglie frequentava l’università.
Durante una lezione uno psicoterapeuta ha parlato di attacchi di panico e ansia.
Lei si è fatta lasciare un suo contatto.
Siamo andati a fare una visita e lui mi ha proposto l’ipnosi regressiva.
Avevo paura ma provavo di tutto pur di uscire da quell’inferno.
Si, mi è servita in parte.

Adesso, dopo il blog e questo libro, come convivi con questi ricordi ?

Diciamo che ho messo quel ricordo in un cassetto, anzi in una “stanza”, ma non lo posso rimuovere per sempre.
Il libro mi sta aiutando moltissimo e il pensiero che potrà essere d’aiuto a molte persone mi fa stare bene.

Generalmente si dice che una vittima degli abusi può a sua volta diventare un “abusatore”. Nel tuo caso questo non è accaduto, da cosa credi che dipenda, dal fatto che hai compreso che eri tu la vittima della situazione e non il colpevole, come ti faceva credere il Falco ? O da qualcosa d'altro ?

Penso sia una questione caratteriale, di sensibilità interiore, io non riuscirei mai a usare la forza con un bambino o una donna.
I bambini sono ingenui e si fidano di tutti, purtroppo.

In genere c'è la tendenza a credere che le "brutte cose" non accadono a noi, ma solo agli altri. Tu pensi che quello che è accaduto a te possa accadere a tutti i bambini, oppure no ? Esiste una predisposizione in un bambino ad essere vittima di abusi, oppure la cosa dipende interamente dal carnefice ?

Anche in questo caso penso che sia una questione caratteriale.
Io sono una persona molto sensibile e il falco ha saputo giocare bene le sue carte, è una persona molto intelligente, sa con chi può spingersi e con chi no.
Penso che possa accadere a tutti, la differenza sta nel parlare subito con qualcuno e magari denunciare o stare zitti per anni come me.
Che è ciò che capita con maggior frequenza.

C’è un suggerimento che daresti ai genitori di un bambino, per evitare che possa cadere vittima di un pedofilo ?

Non saprei che consigli dare sui comportamenti perché io sono stato un attore per molti anni, 25 per l’esattezza, e nessuno ha mai avuto un dubbio su di me, anzi sono sempre stato di compagnia all’apparenza.
Il consiglio che posso dare è quello di insegnare ai bambini quali sono i gesti normali e quali no, e nel caso segnalarli.

Sul tuo blog ci sono state delle critiche, e anche verso la pubblicazione del libro. Qualcuno ha adombrato che la storia possa non essere vera, o che comunque non avresti avuto il coraggio di pubblicarla. Perché credi che la gente sembra non voglia sentire parlare di queste storie ? C'è una generale tendenza a non parlare di queste cose, a nasconderle, a girarsi dall'altro lato quando escono fuori ?

Non voglio creare polemiche inutili.
Stimo le persone che mi hanno criticato per il mio libro.
Sono delle vittime della pedofilia che si raccontano su un forum e sono dubbiosi sulla mia esperienza in quanto differiscono dalla pubblicazione di un libro.
Ognuno ha vissuto la propria esperienza.
Ognuno decide cosa farne di questi ricordi.
Chi li tiene dentro e li porta con sé nella tomba.
Chi li scrive in un forum per condividerli con altre persone.
Io ho deciso di pubblicare un libro.
Ma che male c'è?
Non ho scritto nulla su nessuno né tantomeno utilizzato vite altrui.
Ho anche deciso di diffonderne una parte del ricavato

Come mai non hai denunciato il falco ?

Non lo posso denunciare, per la legge italiana il reato è caduto in prescrizione per cui sarebbe solo un ulteriore dolore per me e potrei subire addirittura la beffa oltre che il danno.
Secondo me le leggi e i tempi andrebbero riguardati.

Esiste una proposta di legge per rivedere i tempi di prescrizione dei reati di abuso sessuale a carico dei minori. Purtroppo un minore abusato riesce ad affrancarsi dall'abusatore solo dopo molti anni, in genere quando diventa più grande, e spesso solo quando è già maggiorenne. Ma a quel punto il reato è già prescritto, e il pedofilo non può essere denunciato e fermato. Tu sei favorevole ad un aumento dei tempi di prescrizione per questo tipo di reati ?

Io sono molto favorevole, vista la mia esperienza personale, all’aumento dei tempi di prescrizione.
Sono anche molto favorevole ad aiutare queste persone ad affrontare il loro problema e a farsi curare, hanno bisogno di aiuto anche loro.
Volevo aggiungere che il libro è la mia testimonianza come vittima della pedofilia e i messaggi che principalmente voglio lanciare sono due:
il primo che non bisogna aver paura o vergognarsi di parlare con qualcuno;
il secondo che si può mettere tutto in un cassetto e cercare di vivere senza pensare sempre al passato.
Bisogna trovare un valore aggiunto, quello che io ho trovato in mia moglie e nella mia famiglia, e superare l’ostacolo.
Certo non si può cancellare ma mettere da parte si.
Io e la casa editrice abbiamo deciso di devolvere una parte del ricavato all’associazione “La Caramella Buona Onlus” perchè vorrei che grazie a questo libro molte vittime e molti bambini vengano aiutati, questa è la mia rivincita.
Approfitto per ringraziare tutta la Fazi editore per l’affetto e il lavoro svolto con me e La Caramella Buona Onlus per il sostegno e l’appoggio morale.

Grazie Simone, buona fortuna per te e il tuo libro.


Simone Di Maggio, Avevo sei anni e mezzo.
avevo sei anni e mezzoDi fronte al portone, suono schiacciando forte il pulsante del citofono. Mi volto e saluto con la mano Flavio e sua mamma, che mi fanno ciao e se ne vanno. Forse pensano che qualcuno mi abbia aperto. Citofono di nuovo, schiacciando più forte, una, due volte…
Non c’è nessuno a casa, e nessuno in strada.
Mi guardo intorno, ho sei anni e mezzo, e ho paura.
 
Un parco alla periferia di Torino, uno spiazzo un po’ brullo riecheggiante di grida gioiose, di cigolii d’altalena, di mamme che chiamano ad alta voce i loro figli. Ma anche un terreno di caccia, per qualcuno che se ne sta tranquillo su una panchina a osservare quel che succede intorno a lui, in attesa del momento buono. Per alzarsi, avvicinarsi, magari regalare due parole dolci, o per fare una carezza. Qualcuno che il protagonista di questa scioccante vicenda realmente accaduta chiama il Falco. Se questa storia è stata scritta, è perché il bambino di allora è cresciuto, ma il Falco è rimasto a lungo con lui, come un dolore sotto pelle, un disagio quotidiano durante gli anni della crescita, per manifestarsi in pensieri neri e incontrollabili, attacchi di panico improvvisi, mentre l’adolescenza sembrava scorrere normale come quella di molti suoi coetanei. Per Simone, la rielaborazione interiore degli abusi subiti e il recupero della propria infanzia e della propria vita segnano un percorso di dolore e coraggio che passa attraverso la psicoterapia e l’ipnosi, finché ogni cosa non viene riportata a galla, per poter essere finalmente gettata lontano. Quel che resta, alla fine di questo viaggio, è una confessione lucida e consapevole.
Dopo il parco giochi, dopo il Falco, Simone ha riscritto la sua storia e finalmente ha ritrovato la sua vita.

Parte del ricavato di questo libro sarà devoluto a La Caramella Buona onlus, associazione da anni in prima linea nella lotta contro la pedofilia e la violenza sui minori.

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