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Una componente rilevante, ai fini della tutela dell’ambiente, dei rifiuti, è data dai rifiuti tecnologici, cioè frigoriferi, televisori, computer, lavatrici, ecc… Questi rifiuti, detti anche RAEE, non vengono inviati ad un termovalorizzatore.
Tutti gli apparecchi elettrici ed elettronici, compreso le lampadine, sono oggetto di una legge, che recepisce una direttiva del 2002 della Comunità Europea, la quale ha stabilito che è obbligatoria la raccolta differenziata ed il recupero di questi rifiuti, e quindi non possono più finire in discarica. Ciò è molto importante, perché sono proprio questi rifiuti che rilasciano notevoli quantità di metalli, e che quindi inquinano fortemente l’ambiente. Dal 2008 il compito di recuperare questi rifiuti, traendone così le materie prime di cui sono formati, è per legge a carico dei produttori di questo tipo di apparecchiature, che sono quindi tenuti a finanziare il sistema di gestione RAEE. Con questa legge finalmente il nostro paese si allinea al resto della Comunità Europea.
Quindi saranno le aziende produttrici dei prodotti elettrici ed elettronici che, al momento di comprare un apparecchio nuovo, dovranno farsi carico di recuperare quello vecchio. Per quanto riguarda i vecchi prodotti, potranno essere consegnati nella piazzole ecologiche allestite dai Comuni a spese dei produttori. È ovvio che tutto ciò avrà un costo che si scaricherà sugli utenti finali, anche se ci sarà un recupero di materiali altamente inquinanti, con un ritorno positivo sull’ambiente, e di questi tempi non è certo cosa da trascurare.
Se il negoziante si rifiuta di ritirare l’usato in caso di acquisto di un nuovo prodotto, è passibile di denuncia ai sensi dell’art. 16 del Decreto Legislativo 151 del 2005 (entrato in vigore nel 2007), che prevede una sanzione amministrativa da 140 a 400 euro per ciascuna apparecchiatura non ritirata o ritirata dietro compenso. Le sanzioni però sono al momento sospese, perché i produttori non sono riusciti a mettersi in pari con i tempi previsti dalla legge. Di contro i produttori possono chiedere un eco contributo al momento dell’acquisto di un nuovo prodotto elettrico od elettronico, così si rifà, delle spese per lo smaltimento del prodotto vecchio. L’eco contributo RAEE, infatti, per legge è identico al costo sostenuto dal produttore.Questo eco contributo è entrato in vigore il 12 novembre 2007 e durerà fino al 13 febbraio 2011.
Quindi, fin da subito i produttori possono ottenere l’eco contributo, e le prime applicazioni le abbiamo già avute durante gli acquisti natalizi del 2007, ma il finanziamento che i produttori avrebbero dovuto versare per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti tecnologici, è slittato al 31 dicembre 2008. Inoltre è slittato anche l’obbligo di ritirare i rifiuti e quindi le relative sanzioni in caso di mancato ritiro, perché i produttori non si sono dotati delle necessarie autorizzazioni per la gestione di rifiuti pericolosi come quelli tecnologici. Questo obbligo partirà solo dopo la emanazione di un decreto attuativo.
L’idea è ottima, perché si obbliga i produttori a ritirare e riciclare i rifiuti tecnologici, una spesa che però ricade sul cittadino, che di contro dovrebbe aver un miglioramento della qualità di vita (meno rifiuti, meno inquinamento), e tutti dovrebbero essere felici e contenti. Ma tra il dire e il fare….
Al momento noi consumatori paghiamo già l’eco contributo per consentire ai produttori il ritiro e il riciclo di questi rifiuti, i produttori però i rifiuti tecnologici non li ritirano ancora (ma i soldi in più li prendono), e quindi, considerando che la legge è del 2005 (quindi è entrata in vigore con notevole ritardo), possiamo dire che ad una buona idea non corrisponde una adeguata applicazione.
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