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apr 29 2008
Rifiuti: Campania ed oltre PDF Stampa E-mail
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martedì 29 aprile 2008

Il problema dei rifiuti si è imposto alle cronache nazionali ed internazionali da dicembre 2007, ma in realtà è un problema italiano da almeno un decennio, per la Campania, in particolare, risale al 1994 l’anno in cui fu dichiarato, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, lo stato di emergenza in materia di rifiuti. Doveva essere un problema solo temporaneo !
Di questo problema si è detto di tutto e il contrario di tutto, ma con notevole superficialità derivata, probabilmente, da esigenze di campagna elettorale, ma in realtà è una emergenza del tutto bipartisan, che ha dimostrato, indipendentemente da quello che fa comodo credere, l’inefficacia delle politiche sia del centro destra, che ha subito di recente una condanna dalla comunità europea per i provvedimenti presi in materia di rifiuti nel periodo 2001-2005, e del centro sinistra, che ha gestito in maniera disastrosa la situazione.
La verità è che nell’emergenza rifiuti ci hanno lucrato tutti, entrambi gli schieramenti politici, la camorra, le ditte che si sono occupati della questione. Solo il popolo campano ci ha perso, perché il risultato di un patto scellerato tra politica e delinquenza, durato decenni e che ha coinvolto tutte le forze politiche, ha trasformato quella che una volta era la Campania Felix (così chiamata perché la falda acquifera a 70 cm favorisce la crescita degli alberi da frutta), in un immondezzaio !

Per capire bisogna partire da lontano, e si deve comprendere che molti luoghi comuni devono essere spazzati via, e si deve leggere i fatti senza alcun pregiudizio.
Come si può, ad esempio, realmente credere che in Campania si produca tutta la munnezza che si vede nelle strade ? In Campania sono decenni che le aziende di grandi dimensioni non esistono più, ma sono presenti solo al nord, e sono quelle le aziende che producono il maggior numero di rifiuti, sono quelle che producono alcuni rifiuti tossici che sono stati trovati in Campania, come i PCB (policlorobifenili), pericolosissimi inquinanti risultato della lavorazione di industrie (chimiche, siderurgiche ed inceneritori) assolutamente non presenti nelle aree campane. Allora, questo inquinante, da dove viene ?

Il problema è stato che in una Italia con la smania di crescere troppo rapidamente, con la voglia di guadagnare i soldi facili, le leggi sullo smaltimento dei rifiuti erano un intoppo, un fastidio troppo costoso, ed ecco che si pensò bene di trovare vie facili per risparmiare sullo smaltimento dei rifiuti. Aziende di tutta Italia, del nord, del centro, del sud, ma anche del resto d’Europa, presero accordi con ditte che operavano in Campania, specializzate nello smaltimento dei rifiuti, ma talvolta queste ditte erano solo sulla carta in grado di svolgere questo tipo di lavoro. In Campania sono state date più autorizzazioni a smaltire i rifiuti che nel resto d’Italia, grazie a politici compiacenti ovviamente.
Inviare in Campania rifiuti industriali, il cui costo di smaltimento era troppo oneroso per le aziende, consentiva di risparmiare fino al 90%, e di favorire quello che venne definito il boom economico di alcune regione d’Italia, il miracolo del nord che corre a vele spiegate, lasciandosi il sud alle spalle. Purtroppo, alle spalle si lasciava anche la munnezza ! (un’inchiesta del procuratore Donato Ceglie si occupa dello sversamento illegale dei fanghi tossici provenienti dagli impianti industriali di Porto Marghera).
Al sud, lasciato privo di qualsiasi reale industria o fonte di sostentamento, utilizzato in genere solo per succhiargli risorse, ci si inventò questo business del riciclo dei rifiuti, sulla carta regolare, ma talvolta effettuato in maniera spiccia e semplificata, aggirando, addirittura violando le norme in materia. Liquidi pericolosi ? Buttati nei Regi Lagni !
Poi ci sono rifiuti troppo pericolosi, che devono essere trasportati altrove, per lo più via mare. Ma talvolta capita che la nave subisca un incidente, e il carico affonda al largo (risultano da procedimenti penali in corso l’affondamento di navi trasformate in bare d’uranio nel mar Ionio). Risultato: l’azienda che tratta i rifiuti riceve l’indennizzo da parte dell’assicurazione (perché il rifiuto per quell’azienda è come oro !). In genere questo tipo di rifiuti viene inviato in paesi come la Somalia, nazione per anni in guerra, quindi bisognosa di soldi e di armi, e quindi disposta ad accettare di tutto in cambio. Questo era l’oggetto dell’indagine di Ilaria Alpi quando fu ammazzata in Somalia, appunto il traffico di rifiuti radioattivi e nucleari.

Secondo le stime, la Campania produce settantamila tonnellate di rifiuti pericolosi l’anno, eppure ne smaltisce oltre duecentomila. Come è possibile ? Semplice, le importa, le ha importate per decenni, e la camorra, con la benedizione di alcuni amministratori regionali e nazionali compiacenti, ci ha lucrato. Le imprese che inviavano i rifiuti in Campania risparmiavano fino al 90% del costo dello smaltimento (quindi sapevano bene cosa accadeva ai loro rifiuti, non si può seriamente credere di poter smaltire rifiuti pericolosi come fossero rifiuti urbani), le imprese di smaltimento campane ci guadagnavano talvolta semplicemente smaltendo in maniera contraria alla legge questi rifiuti. E tutti felici e d’accordo, per un nuovo boom economico del nord.
Ma alla fine la Campania si è riempita troppo, ci si è voluto guadagnare troppo, e adesso non c’è più spazio nemmeno per i rifiuti della stessa Campania, nel frattempo divenuta la discarica di Italia, dove le altre regioni per troppi anni hanno portato il loro sacchetto della spazzatura. Dopo anni di commissariamento, a partire dal 1994, anno in cui si pose all’attenzione l’emergenza rifiuti in Campania, il risultato non è cambiato affatto, poiché gli impianti previsti non sono mai stati realizzati, per cui la discarica rimane tutt’ora l’unica via per lo smaltimento. Ma adesso le discariche sono esaurite, riempite dalla munnezza di tutta Italia, e non ci sono più Comuni disposti ad accettarne di nuove, poiché hanno ben compreso che non è un espediente temporaneo in vista di una soluzione, come si dice dal 1994, ma è la normale gestione dei rifiuti al fine di far lucrare camorra e politici di tutta Italia.

I metodi per una gestione “allegra” dei rifiuti sono molti, ad esempio la procedura semplificata del decreto Ronchi (D. Lgs 5/2/1997 n. 22), che per alcuni casi prevede la possibilità di non chiedere autorizzazioni allo smaltimento, ma semplicemente l’obbligo di comunicare l’inizio dell’attività di smaltimento. Ovviamente in questo caso ci si fida dell’onestà dello smaltitore, che dichiara che il rifiuto appartiene alle categorie smaltibili in via semplificata, oppure si dovrebbero fare i controlli. Evidentemente qualche volta sono mancati questi controlli.
Altre volte si portano i rifiuti in un centro di stoccaggio temporaneo per un trattamento, dopo di ché i rifiuti cambiano categoria e divengono smaltibili in via semplificata. Qualche volta il trattamento non è mai stato fatto, cioè risulta solo sulla carta.
Per gestire l’emergenza rifiuti, che dura perlomeno dal 1994, fu creato il commissario speciale, il primo fu Antonio Rastrelli, sotto il cui mandato si scrisse il piano per la regione Campania che prevedeva due termodistruttori e sette CDR (impianti per la produzione di combustibile da rifiuti). La gara d’appalto fu indetta senza stabilire le zone dove costruire questi impianti, avrebbero dovuto essere le stesse aziende vincitrici degli appalti a stabilire dove gradivano costruire. Infatti, la Commissione Europea aprì una procedura di infrazione per mancata osservanza delle normative riguardanti l’impatto ambientale. La gara di appalto si fece comunque senza alcuna variazione (zone individuate furono Acerra e Santa Maria la Fossa), a parte il cambio tra Rastrelli e la giunta Losco, che rimase sugli stessi binari. Nel 1999 l’appalto fu affidato alla FIBE, consorzio guidato dalla Impregilo.

Nel 2003, in epoca non sospetta, quando non si parlava ancora di emergenza nazionale, ma di fatto l’emergenza diossina era già palese, furono eseguiti dei controlli sugli animali, in particolare sulle pecore. Si rilevò che il livello di diossina era altissimo. I risultati di queste analisi furono pubblicati dalla rivista inglese Mutagenesis. Di fatto si studiavano le mutazioni genetiche. Molti allevamenti furono distrutti, ma non tutti. Molti animali nascevano malformati, molti morivano nel termine di un anno. Purtroppo, senza alcuna spiegazione, dal 2005 questo tipo di controlli non furono più ripetuti !

Video (Acerra, la Seveso negata):
Prima parte
Seconda parte 
Terza parte 

Per risolvere il problema dell’emergenza rifiuti furono assunti circa 2300 dipendenti, da utilizzare per la raccolta differenziata. I contratti, trattandosi di emergenza, erano a tempo determinato, ma poi con ordinanza del commissariato straordinario del 2001 i contratti, più volte prorogati, furono trasformati in contratti a tempo indeterminato. Il TAR Campania nel 2004 annullò le ordinanze del commissario, perché illegittime. Al di là delle tante cose che si è detto, sul fatto che la gestione forse è stata clientelare e forse ci sono state infiltrazione camorristiche, i dati rivelano una spesa probabilmente eccessiva, in rapporto ai risultati ottenuti che sono sotto gli occhi di tutti, e di fatto dal 2000 ad oggi non ci sono stati cambiamenti nella situazione. Varie trasmissioni televisive (come Report) hanno mostrato che in alcuni casi le ditte che avrebbero dovuto occuparsi dei rifiuti non se ne occupavano, anche perché, talvolta, non avevano i mezzi per farlo.

Di seguito vennero fatti dei controlli sui CDR, i centri di raccolta realizzati e gestiti dall’Impregilo tramite la FIBE, e si scoprì che tutti e sette non erano in grado di produrre il combustibile di rifiuti della qualità tale da essere utilizzato nel termovalorizzatore. Quest’ultimo, tra l’altro, era ancora da costruire, per cui il materiale che doveva essere bruciato nel termovalorizzatore doveva essere accatastato in altra zone, sotto forma di “ecoballe”, accumulandosi talvolta insieme ad altri rifiuti non gestibili dal termovalorizzatore.
Oltretutto, i CDR, dimensionati in modo da coprire la produzione di rifiuti campana, si scoprì che erano diventati non più adeguati, cioè diventarono insufficienti da un momento all’altro. Questo perché, secondo gli investigatori, arrivavano enormi quantitativi di rifiuti industriali da fuori della Campania. I rifiuti industriali, secondo le ipotesi degli investigatori, talvolta venivano miscelati con quelli urbani al fine di declassificarli formalmente, e quindi consentirne uno smaltimento più semplice e meno costoso, con vantaggio enorme per l’azienda che inviava i rifiuti in Campania, e per l’azienda che smaltiva in modo allegro i rifiuti medesimi. Scatta l’accusa di traffico illecito organizzato di rifiuti.

L’emergenza si aggrava, così il commissario ottiene il potere di gestire anche le discariche abusive, trasformandole in legali, al fine di stoccaggio temporaneo. Nel 2002 il Consiglio di Stato annulla le ordinanze, rilevando l’illegittimità della sovrapposizione delle gestione commissariale a quella locale che di fatto ha estromesso totalmente i Comuni dalle gestione dei rifiuti, non avendo più voce in capitolo. La gestione del commissario ai rifiuti viene ritenuta lesiva delle autonomie locali, ma il governo nazionale sana la situazione con legge del 2003, anno in cui la situazione si aggrava ulteriormente, ed il commissario ottiene il potere di autorizzare impianti anche in deroga ai strumenti urbanistici vigenti. Ai prefetti, invece, passano i poteri in materia di emergenza sanitaria e igiene pubblica, l’unico appiglio che consentiva ai Comuni espropriati dei poteri in materia di rifiuti, di opporsi allo stoccaggio indiscriminati di rifiuti nel loro territorio. Tutta le gestione è stata accentrata nelle mani del commissario, del presidente della regione e dei prefetti, le autonomie locali non hanno più alcuna voce in capitolo, e tutto ciò è stato permesso da leggi dello Stato, del governo centrale quindi, in buona parte tra il 2003 e il 2005.
Per i provvedimenti in materia di rifiuti, non solo in Campania ma a livello nazionale, presi dal governo in questo periodo, la Corte di Giustizia della Comunità Europea condanna l’Italia nel 2008, al centro della contesa “la mancata conformità” delle norme sulle discariche approvate nel 2003 dal governo Berlusconi con la direttiva Ue del 1999 che definisce la nozione di rifiuti pericolosi e quindi il loro diverso trattamento rispetto a quelli innocui. Non solo: la norma comunitaria chiede alle varie capitali di elaborare una strategia nazionale sui rifiuti biodegradabili, stabilisce regole riguardanti i costi dello smaltimento, introduce la procedura di autorizzazione di nuove discariche e sottopone quelle preesistenti a misure particolari. Insomma, un'articolata regolamentazione del mondo dei rifiuti da noi rimasta in buona parte lettera morta. In sostanza l'Italia, contraddicendo quanto previsto dalla direttiva, ha applicato alle discariche nuove il trattamento, più favorevole, previsto per le discariche preesistenti.

La situazione si aggrava ulteriormente, tanto che il suolo risultato contaminato in moltissime zone della Campania. Ma, per risolvere il problema, nell’aprile 2006 il governo Berlusconi, poco prima delle elezioni, emette un decreto che alza la soglia dei PCB di 60 volte. Prima il 77% dei campioni di suolo analizzati dall’ARPAC erano fuori norma, dopo non lo erano più.

Quindi, c’è accordo totale ad ogni livello tra il governo locale e quello nazionale. È altresì assurdo sostenere che la colpa è dei campani che non hanno lottato per i loro diritti. Hanno lottato, e come, arrivando a denunce, talvolta pagate con la vita, giungendo fino ad ottenere l’allarme dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma chi doveva realmente agire, i politici, e non solo quelli a livello regionale, ma anche, e direi soprattutto, quelli a livello nazionale, non hanno mai fatto nulla di concreto. A loro interessa l’oggi, non il domani, e in particolare a loro non interessa che fine fa la Campania, quando loro, i politici nazionali, vivono in altre regioni.
La verità è che l’Italia è “un’espressione geografica”, come sostenne il Metternich durante il congresso di Vienna, volendo intendere che non esiste una nazione Italia coesa, ma un nord che, dai tempi dei Savoia, utilizza, o meglio sfrutta, un sud come risorsa, prendendo tutto ciò che può, le risorse della terra, le risorse umane, e per finire lo sfrutta come discarica per i loro rifiuti. Ovviamente nell’ambito del sud, data la situazione di incertezza enorme, chi può, chi è più forte, cerca di accaparrarsi quello che può a dispetto dei tanti che non possono fare altro che subire. In ogni caso questi ultimi non solo non hanno, di fatto, alcun diritto garantito dalle leggi pur esistenti, ma non hanno nemmeno più il diritto di vivere, in una terra, che una volta era Campania Felix, e che adesso li uccide piano piano.

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