La situazione relativa alla protesta per le discariche in Campania é riassumibile in questi termini. Uno dei primi provvedimenti presi dal nuovo governo, dovuto anche alla situazione di emergenza rifiuti in Campania (definirla emergenza è ridicolo, questa è la situazione “normale”, poiché è così da 15 anni, grazie a tutti i governi che si sono succeduti in questo periodo, di destra e sinistra !!!), è stato di stabilire l’apertura di una decina di nuove discariche in Campania. Inoltre si dovranno costruire quattro termovalorizzatori.
Una delle località individuate per la realizzazione di una discarica è Chiaiano. Tale decisione del governo ha provocato una protesta di enormi dimensioni, tanto che gli abitanti di Chiaiano hanno alzato barricate per impedire l’apertura indiscriminata di una discarica a Chiaiano (la protesta avviene però anche nelle altre località, Terzigno e Serre, ad esempio), praticamente in un luogo a meno di due chilometri di distanza dai tre maggiori ospedali di Napoli.
Gli scontri sono stati molto duri, hanno interessato moltissimi abitanti della città che sono scesi ad impedire il passaggio dei camion. Il governo ha inviato la Polizia, di fatto militarizzando tutta la zona, e emanando un provvedimento che prevede l’arresto, e la condanna fino a 5 anni di carcere per chi protesta.
I manifestanti hanno ripreso praticamente tutti i momenti della protesta, compreso l’aggressione della Polizia al giornalista Sticchi del TG3, il quale denuncia di essere stato colpito perché riprendeva con la telecamera. Il TG3 riprende la notizia commentando i fatti di Chiaiano.
La manifestazione appare pacifica, nonostante moltissime voci critiche sul “decisionismo” del governo e l’uso della forza e della minaccia del carcere, fino a definire il tutto come una sospensione delle regole democratiche, di fatto esautorando anche gli enti territoriali della facoltà di discutere delle questioni relative ai rifiuti e all’igiene pubblica. Ma nonostante ciò, ci sono stati notevoli momenti di tensione quando sono partite la cariche della Polizia, anche contro donne presenti tra le file dei manifestanti. Per quanto riguarda la sospensione delle regole democratiche, un qualcosa di vero c’è, perché, come rileva anche la Procura della Repubblica di Napoli, il decreto del governo risulterebbe incostituzionale in vari punti, innanzitutto perché si creano dei giudici ad hoc per la materia dei rifiuti, in contrasto con l’art. 102 della Costituzione che vieta la creazione di giudici speciali. Inoltre questo decreto consentirebbe lo smaltimento nella regione Campania di un rifiuto che normativamente non è possibile smaltire in discarica in nessun paese europeo, creando un gravissimo precedente e realizzando una gestione dei rifiuti più permissiva in Campania rispetto a tutto il resto d’Europa, e tutto questo in nome dell’emergenza rifiuti.
La situazione sembra drammatica, e per certi versi incomprensibile, se non si spiega chiaramente quali sono le ragioni per le quali gli abitanti di Chiaiano si oppongono alla realizzazione della discarica. In particolare rilevano che la zona in questione è in pietra di tufo, la quale è notoriamente porosa, e quindi assorbirebbe il percolato della discarica, con rischi notevoli, anche per la falda acquifera sottostante che serve Napoli. Inoltre, la discarica sarebbe praticamente nella città, in una zona densamente abitata con scuole e abitazioni, e a poca distanza dai tre maggiori ospedali di Napoli. Quindi le cave di Chiaiano non sarebbero adatte per la realizzazione di una discarica.
Secondo alcuni l'emergenza sembra stata programmata per avere altre discariche in Campania e per poterle utilizzare per i rifiuti industriali del nord, così come avviene da decenni. In maniera lecita od illecita con connivenze di vario tipo, varie aziende del nord hanno sversato rifiuti di tutti i tipi, anche tossici, in zone della Campania, e per questi fatti pendono numerosi procedimenti penali dinanzi ai Tribunali della Campania, procedimenti che in larga parte si avviano alla prescrizione.
I cittadini di Chiaiano si dicono favorevoli alla raccolta differenziata, ma rilevano come non possono essere loro a farla partire, se i Comuni non predispongono tale attività in modo che funzioni. Dopo anni di mala gestione dell’emergenza rifiuti la polemica si concentra sul fatto che si vuole risolvere questo problema con la forza, senza però dare garanzie sufficienti ai cittadini. Di fatto è il governo centrale e quello territoriale, in sostanza i politici, che hanno mal gestito la cosa, e non possono scaricare la colpa sui cittadini. Adesso, invece di iniziare un circolo virtuoso, facendo partire concretamente la raccolta differenziata, togliendo da mezzo le ditte e le società, e i politici, che non hanno gestito bene la situazione dei rifiuti, si cerca di forzare la mano, usando i manganelli senza risolvere prima i problemi a livello gestionale, amministrativo e politico.
Il Prof. Marfella sostiene che è assurdo il piano del governo secondo il quale si dovrebbero realizzare in Campania 10 discariche, 4 inceneritori da 2 milioni di tonnellate, e 10 inceneritori di biomasse da 1 tonnellata e mezzo, per un totale di 3 milioni e mezzo di tonnellate all’anno, equivalenti agli inceneritori di tutta Italia. Sembrerebbe quasi come se si preparasse la Campania a farla diventare lo sversatorio dell’intera Italia. O più esattamente, dovremmo dire, a legalizzare la situazione di fatto, che vede la Campania come sversatoio e discarica abusiva di tutta Italia.
Un segnale positivo viene, finalmente, dalla Procura di Napoli che ha arrestato molte delle persone che hanno contribuito a creare lo sfascio che è ancora oggi visibile in Campania, compreso uno dei vice di Bertolaso quando era commissario ai rifiuti e i vertici della Fibe, controllata dell’Impregilo. E’ necessario precisare che le richieste di arresto sono state depositate oltre un mese fa, questo per non far pensare, come pure si è detto, alla solita giustizia che mette i bastoni tra le ruote al governo, decimando la compagine di cui si servì Bertolaso quando era Commissario ai rifiuti.
Dagli atti emergerebbe “un sistema imperniato su una attività di lavorazione dei rifiuti assolutamente fittizia”, in pratica i rifiuti non venivano lavorati, non venivano separati per poterli gestire in maniera adeguata, e si perdeva tempo producendo solo finte ecoballe, che in realtà sarebbero state solo spazzatura tritata e impacchettata, insomma non si trattavano i rifiuti come previsto dalle leggi vigenti, ma i soldi per il trattamento li prendevano lo stesso. Dagli atti si ricava una consolidata e articolata rete di complicità all'interno della struttura commissariale, che non controllava affatto le attività di lavorazione dei rifiuti affidata alla Fibe, con l’accordo della stessa Fibe.
Il risultato era l’illecito smaltimento di rifiuti, con gravissimo pregiudizio per l’ambiente e la salute pubblica.
Allora, data la situazione che le indagini penali evidenziano, una situazione disastrosa che è il frutto di una politica marcia e di una pessima amministrazione, connivente con la delinquenza organizzata, che hanno trasformato la raccolta dei rifiuti in un’occasione per distribuire soldi a pioggia a criminali e imprese private senza scrupoli, sarebbe il caso che il governo centrale, invece di usare la forza per imporre scelte unilaterali ad una Regione intera che per decenni si è vista espropriata del potere decisionale in materia di rifiuti, potere accentrato nella mani del commissario governativo, potere, giova ricordarlo, concesso dal governo centrale, e tale gestione è stata spesso improntata alla violazione delle leggi con il risultato di danneggiare forse irreparabilmente l’ambiente, con gravissimi danni alla salute della popolazione, il governo centrale dovrebbe ammettere le colpe delle amministrazioni che hanno gestito in maniera illecita tutto ciò e venire incontro alla popolazione, visto che è quella che ha pagato tutti questi anni di mala gestione.
Sarebbe il caso di dialogare con gli enti territoriali e valutare attentamente i passi da effettuare, per non aggravare ulteriormente una situazione già orribilmente compromessa, e non è certo il momento, invece, di sospendere dei diritti costituzionali cittadini campani in nome di un’emergenza creata, forse ad arte, da politici ed affaristi.
Al momento a Chiaiano, dopo le proteste, sono iniziati i controlli per verificare se è realmente possibile realizzare in quella località una discarica (non era il caso di farli prima questi controlli ?). Questo è un atteggiamento costruttivo, e rispettoso della cittadinanza campana, non certo le manganellate e la minaccia del carcere per chi protesta. Alla fine, il governo deve ben ricordare che i provvedimenti principali in materia di rifiuti, che hanno portato al disastro ambientale odierno, dipendono anche in parte da se stesso, e non è certo colpa dei cittadini.
Una considerazione dalla quale non si può prescindere è che si dovrebbe partire subito con la raccolta differenziata, perché è ovvio che se si fanno tanti inceneritori e tante discariche, poi non vi sarà più l’esigenza di riciclare i rifiuti, e soprattutto ci sarà una forte pressione delle aziende che gestiscono discariche e inceneritori a non fare il riciclo dei rifiuti, dato che tale attività danneggerebbe l’attività commerciale (incenerimento dei rifiuti) di quelle aziende. Poiché, come ben si sa, le aziende hanno sempre grandi mezzi di pressioni verso la politica, sarebbe il caso di evitare tali possibili situazioni di conflitto di interesse.
In merito alle indagini in corso, ci aspettiamo che si chiariscano alcuni aspetti poco chiari della gestione dei rifiuti, e anche della scelta delle località in cui realizzare le discariche. Il Prof. De Medici, infatti, rileva come la struttura del commissariato ai rifiuti scegliesse tali località solo tra le cave dismesse, mentre esistono altri siti alternativi, decisamente più adatti alla realizzazione di discariche. Il Prof. De Medici rileva che le cave in Campania sono per lo più formate da materiali lapidei, e quindi assolutamente non adatte alla realizzazione di discariche. Nell’intervista il professore evidenzia che molte delle cave presenti in Campania sono state usate come discariche abusive da parte della Camorra, in molti casi per rifiuti provenienti dal nord, con conseguente deturpamento dell’ambiente. Nel caso si dovessero realizzare delle discariche legali nella stessa località, si creerebbe un circolo vizioso, in base al quale la Camorra lucra per la gestione della discarica abusiva, poi, invece di dover pagare per la riqualificazione ambientale, guadagna per la vendita del terreno, e soprattutto eventuali problemi ambientali sarebbero scaricati sullo Stato, e non più sulla gestione illecita della cava, si direbbe che è lo Stato che ha gestito male la cava, cancellando così la gestione illecita del passato. Insomma la legalizzazione delle discariche abusive è un danno notevole e moltiplicato per la regione intera.
Allo stesso modo si può ragionare per le cave di estrazione di materiali, anch’esse talvolta abusive e gestite dalla camorra. Anche in questo caso l’estrazione di materiali da costruzione (per le case, si sa che la camorra gestisce direttamente o indirettamente alcune aziende di costruzione immobili) determina il deturpamento dell’ambiente, e anche in questo caso un eventuale intervento dello Stato, acquisendo la cava e realizzando nel sito una discarica, determina un doppio guadagno per la camorra che, invece di dover pagare la riqualificazione ambientale, vende il terreno allo Stato, sul quale saranno poi scaricate le eventuali colpe in materia ambientale.
Si spera quindi, vivamente, che lo Stato faccia tutti i controlli necessari, verificando anche il passaggio della proprietà dei suoli, perché non avvenga in futuro quello che, sulla base degli atti dei processi in corso, pare sia accaduto in passato.
Infine, un’ultima notazione. Se ne è già parlato dei treni che hanno portato in Germania svariate tonnellate dei rifiuti dalla Campania, e anche per questo aspetto ci sono indagini in corso. Quello che a noi interessa evidenziare è l’ennesima presa in giro dei nostri governanti. Mentre provano a convincerci tutti i giorni che non esiste altra soluzione ai rifiuti campani (e non solo) se non quella di bruciarli negli inceneritori, i rifiuti inviati in Germania vengono invece riciclati, al fine di realizzare materie prime e secondarie. Il portavoce del Ministero dell’Ambiente della Sassonia ha dichiarato che quei rifiuti non sono stati bruciati, ma riutilizzati. Allora, visto che per inviarli in Germania noi paghiamo, e sono utilizzabili e riciclabili, la domanda nasce spontanea: perché non lo facciamo anche noi in Italia, invece di costruire tutti questi inceneritori ?
Non sarà forse che il riciclo dei rifiuti non si vuole fare per far guadagnare le solite aziende ?
Forse si dovrebbe iniziare a liberalizzare la raccolta differenziata, sarebbe il primo passo di una vera rivoluzione. Ogni cittadino potrebbe portare i suoi rifiuti direttamente alle aziende che si occuperebbero del riciclo dei rifiuti, e si avrebbero tante aziende che guadagnerebbero con questo tipo di attività. Solo in quel momento, avendo fatto partire la raccolta differenziata come prevede la legge, si potrà stabilire dove e come fare le discariche per i rifiuti non riciclabili.
Anche perché ormai 435 ricerche scientifiche internazionali rivelano che gli inceneritori sono dannosi per la salute. Ai nostri politici che censurano le notizie di questi tipo è infatti sfuggito un articolo sul Venerdì di Repubblica (16 maggio) che riguarda una ricerca dell’istituto di sorveglianza sanitaria francese dove si sostiene che nelle prossimità degli inceneritori l’aumento di tumori è dal 6 al 23%, e questa è l’ultima delle 435 ricerche che sostengono la stessa cosa. Questo mentre in Italia ancora ci danno a bere che i termovalorizzatori non fanno male (link).
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